L'Accademia svedese sta ultimando le proprie scelte La grande gara del Nobel Perché l'inventore della dinamite pensò al premio che ha reso celebre il suo nome E' finita con l'estate la stagione dei premi balneari e mondani. Le prime nebbie autunnali preannunciano una diversa stagione nel clima più compo- sto e austero del Nord Europa. A Stoccolma i membri dell'Accade- mia svedese sono al lavoro per le scelte finali del Nobel. Sono scelte che devono tenere conto di equilibri internazionali e, soprattutto, delle fina- lità del premio che Alfred Nobel volle destinato a opere costruttive di conte- nuto ideale e di valore universale, per migliorare l'umanità. Un proposito am- bizioso che ha sofferto talvolta di ine- splicabili incertezze e di qualche erro- re « storico ». Ad esempio non venne mai premiato Leone Tolstoi, signi- ficativo esempio di letteratura umani- taria, a quei tempi sospetto di « anar- chia ». L'accademia che soprattutto in passato insignì scrittori di cui oggi è difficile trovare traccia, ha cercato di riparare in anni recenti al « torto » as- segnando il premio a Boris Pasternak. Un premio senza contestazioni in un'epoca in cui ogni manifestazione culturale e letteraria è bersaglio di critiche acuminate? Se si eccettua il rifiuto di Jean Paul Sartre che respin- se al mittente il diploma, si può dire di si. Il Nobel è un istituto che sembra fuori del tempo concitato in cui vivia- mo, ancorato alle tradizioni, alle uni- formi di gala, ma coerente con la sua origine e, forse per questo, rispettato anche da chi non avverte la sugge- stione della continuità. Tra i premi Nobel il più conosciuto è quello letterario, ma quelli meno noti (per la chimica, la fisica e la me- dicina) annoverano nomi di grande prestigio: i Curie, Marconi, Einstein, Herz, Fermi, Pavlov, Fleming, Ruthe- ford. Infine il Nobel per la pace che esprime in maniera più diretta la prin- cipale intenzione del fondatore, ha premiato personalità come Roosevelt, il dottor Schweitzer e Martin Luther King e istituzioni come la Croce Rossa Internazionale. La stessa origine del Nobel presen- ta notevoli motivi di interesse. Il pre- mio « per la pace e il miglioramento delle relazioni fra i popoli », come si legge nello statuto, fu fondato dall'uo- mo che inventò la dinamite, una sco- perta che non contribuì certamente a mantenere relazioni pacifiche fra gli Stati. La vita « esplosiva » dì Alfred Ber- nard Nobel comincia a Stoccolma il 21 ottobre 1833. Giovanissimo lavora nella fabbrica di torpedini del padre con il quale studia il modo di solidi- ficare la nitroglicerina scoperta da Ascanio Sobrero, insegnante all'uni- versità di Torino. Nobel vuol rendere maneggevole la pericolosa sostanza oleosa che esplode al minimo urto e si getta a capofitto negli esperimenti. Il 3 ottobre 1867 un'esplosione nel suo laboratorio fa saltare in aria lo stabili- mento di Heleneborg. Muoiono alcuni operai e un fratello dello stesso Nobel il quale però non desiste. Giunge qua- si per caso alla scoperta del procedi- mento per solidificare la micidiale sostanza e nel 1867 brevetta a Co- penaghen la dinamite. Tre anni dopo questa produrrà i suoi tremendi effetti nella guerra franco-prussiana che si conclude con la disfatta francese a Sedan. Nel 1888 Nobel aprendo una mat- tina i giornali, legge il proprio necro- logio. E' un errore, in realtà è morto suo fratello Lodovico ma l'inventore scopre nei commenti alla sua « mor- te » che la gente ha paura di lui. E' considerato un pericolo per l'umanità una « catastrofe con la barba », un mostro. I giornali umoristici lo raffigu- rano nelle vignette al seguito dei ca- valieri dell'Apocalisse con un sacco di dinamite sulle spalle. Deciso a ri- scattare l'immagine che il mondo si è fatto di lui, si trasferisce a Sanremo, fa donazioni agli ospedali e ad enti as- sistenziali e anche su suggerimento di una amica, Berta von Suttner, ap- passionata pacifista, decide di istituire il famoso premio. Muore il 10 dicembre 1896 lasciando una fortuna di cui gli eredi subito cer- cano di impadronirsi, 32 miliardi e mezzo di corone, circa 50 miliardi di lire oggi. Risolta la vertenza, il 12 no- vembre 1901 la Nobelstiftelsen confe- risce per la prima volta i premi a Ròngten per la scoperta dei raggi, a van't Hoff per gli studi sulla dinamica chimica, a von Behring per i lavori sulla sieroterapia e la lotta alla difte- rite e a Sully Prudhomme per la sua opera poetica. Il nome di Alfred Nobel in questo secolo ha perduto l'imma- gine di orrore e paura che la dinamite aveva evocato e rimane legato a quelli di scienziati e letterati benemeriti, co- me lui voleva. R.F. La solenne cerimonia del conferimento dei premi Nobel. Di fronte ai reali di Svezia il poeta italiano Salvatore Quasimodo riceve il premio per la letteratura (12 dicembre 1959). Attualità di i Due biografie sul grande del nostro Risorgimento A cento anni dall'unità, nella eredità dei problemi risorgimentali, nel mo- mento politico che viviamo, Cavour è « attuale »? Si direbbe di sì. Ce lo pro- pongono due recentissime biografie del Conte, che, sia pure su piani assai di- versi, ne, indagano la personalità e l'a- zione. Nel 1961 la Famija Piemontèisa di Roma, per arricchire il proprio contri- buto alle « Celebrazioni dell'Unità » che allora si preparavano, aveva preso l'iniziativa di promuovere la pubblica- zione di una « Storia del Piemonte » e di una biografia del Conte di Cavour, il « Tessitore » dell'Indipendenza, per colmare, almeno in parte, una duplice lamentata lacuna negli studi storici no- strani. Mentre la prima iniziativa fu con- dotta felicemente a termine nel tempo desiderato — e ora anche la seconda edizione della « Storia del Piemonte » è esaurita —; la seconda, affidata al prof. Romeo dell'Università di Roma, per varie complicate sopravvenienze, non potè allora essere portata a com- pimento. L'idea non fu peraltro preter- messa: gli anni si susseguirono poi ben al di là della data fissata, il disegno venne man mano allargandosi, e attra- verso ricerche e studi e esplorazioni del tutto nuove di archivi e di docu- menti, l'opera si è delineata e il primo volume di R. Romeo « Cavour e il suo tempo » — 1810-1842 — è uscito a fine di luglio, promettendo un secondo vo- L'orchestra s stupendo strum e La parola orchestra è di origine greca e letteralmente significa « posto per la danza », con riferimento a quella parte del teatro greco, situata fra il pubblico e la scena vera e propria, riservata alle danze del coro e, se era il caso, agli strumentisti. Nel senso più comune oggi in uso il termine orchestra signi- fica un assieme di strumenti abbastan- za numeroso, tale da distinguerlo da complessi più piccoli, come quelli usati per la musica da camera; ciò che è im- portante stabilire a questo proposito è se ogni suonatore suona una parte da solo o se piuttosto ogni parte è ese- guita da gruppi di suonatori insieme: nel primo punto (oltre il caso evidente di per sé di quartetti, quintetti, sestetti ecc.) si parlerà di complesso o di orche- stra da camera, nel secondo di orche- stra sinfonica o semplicemente di or- chestra. Un altro aspetto da tenere d'oc- chio è la varietà degli strumenti usati, essendo una vera orchestra composta di tutti i tipi di strumenti, ad arco, a fiato, a percussione; si distinguerà per- tanto dalla banda o dalla fanfara per- ché in queste due ultime specie com- prensibili ragioni di ordine pratico im- pongono di ridurre la scelta a quegli strumenti (come i fiati e certi strumenti a percussione) che possono essere suo- nati mentre si cammina o. addirittura, si corre. Una moderna orchestra sinfonica, quale possiamo ascoltarla nelle nostre sale da concerto, consiste di solito di circa 100 strumenti, divisi in 4 gruppi: archi (circa 60), strumenti a fiato in legno (15), strumenti a fiato in ottone (15), percussioni (10). Al primo gruppo appartengono i violini (divisi in primi e secondi), le viole, i violoncelli, i con- trabbassi e, per abitudine perché se non si tratta di archi, le arpe; al se- condo i flauti, gli oboi, il corno inglese, i fagotti e i clarinetti; nel terzo gruppo