COME IL PARLARE DI REDDITO ECC. 615 produzione, non è meno vero che, in riguardo ai criteri determinatoti della rimunerazione da attribuirsi agli indicati fattori, fra i quali è da noverarsi il lavoro dell’imprenditore, se di codesta legge di coordinazione non si può tener conto e non si tiene conto, come già abbiamo dimostrato, si tiene conto però della legge del valore (vegg. pag. 566 e segg.). Ora il parlare di reddito misto rispetto al profitto è un riferirsi precisamente ad una concezione erronea dei termini reali entro i quali rimane circoscritta l’azione della detta legge di coordinazione dei fattori della produzione (1), ed è quindi un dimenticare — (1) Rimane indubitato perciò che non è esatto il dire, come pure si suole, che il profitto differisce dagli altri redditi. salario, interesse, ecc., perchè questi sono semplici e scaturiscono sempre da un solo elemento produttivo, mentre quello è un reddito che risulta da una combinazione di capitale e di lavoro. Tutti i redditi in questione debbono essere considerati come il risultato mediato della coordinazione dei fattori della produzione, come effetti cioè immediati e specifici dello scambio circolat.orio-distributivo, altrimenti si rientra — senza possibilità più di distinguere — nell’àmbito dell’unità prodotto. Essi perciò non possono non avere tutti lo stesso carattere di semplicità, se cosi si vuol dire. Non v’è quindi nessuna ragione di distinguere fra essi e di qualificare gli altri redditi, a differenza del profitto, come redditi semplici. Non ha poi nessun valore dall'aspetto della natura sostanziale dei singoli redditi accennati il rilevare che, mentre il profitto dipende sempre dal risultato della produzione, gli altri sono fissati in precedenza secondo speciali criteri, quantunque -- come pur si dice — anch’essì partecipino alle vicende or tristi or liete della produzione. Certo però non va trascurato che una simile affermazione