176 PELLE D'ASINO La principessina si guardò e si rimirò sola; e ne aveva ragione: così decise, per scacciar la noia, di indossare le sue belle vesti tutte le domeniche e tutte le feste. Ed eseguì il suo divisamento, con puntualità. Ella intrecciava fiori e diamanti fra i capelli, con arte mirabile, e molte volte sospirava di non avere per testimoni alla sua bellezza, che i suoi montoni e i suoi tacchini i quali la amavano tanto con la sua pelle d'asino. Quella pelle, anzi, l'aveva fatta chiamare alla fattoria: Pelle d'asino. Un giorno la principessina indossava la sua veste color del sole, e il figlio del Re proprietario di quella fattoria, tornando da caccia passò da quelle parti. Era giovane, bello, fatto mirabilmente: amore del Re suo padre, della Regina sua madre, adorato dai sudditi. Offersero al giovane principe una colazione campestre che egli accettò; poi cominciò a visitare i cortili. Errando così di loco in loco giunse ad un viale scuro, a capo del quale scorse una porta chiusa. Curiosissimo, avvicinò l'occhio al foro della serratura. Potete immaginare come rimanesse, scorgendo la principessa così bella, così meravigliosamente vestita! Egli, per quell'aspetto nobile e modesto, non la credette forse una divinità? L'impeto del sentimento che egli provò in quell'istante, lo avrebbe costretto a buttar giù la porta, se non avesse provato un rispetto profondo per quella fanciulla adorabile. Uscì, a fatica, da quel viale scuro e denso, per chiedere chi abitava quella stanza. Gli risposero: — Una fantesca, chiamata Pelle d'asino, a cagione della pelle che indossa; così sporca e così brutta che nessuno la