2. presenza incompleta in alcuni centri di tutto il ventaglio di funzioni di rango uguale o inferiore a quello del centro (Emanuel, 1990, Emanuel e Dematteis, 1990); 3. presenza di alcune funzioni superiori in centri di rango inferiore (Dematteis, 1988a e b); 4. rapporti orizzontali, e non più solo verticali, fra funzioni simili (o fra città di simile dimensione): ad esempio, i legami fra le città finanziarie mondiali, fatti di reti fisiche e di flussi di informazioni in tempo reale. Di fronte a queste difficoltà, riteniamo che sia necessario considerare un nuovo paradigma di organizzazione spaziale al di là di quello gerarchico, il paradigma delle «reti di città», che nasce proprio dal superamento della logica che abbiamo chiamato «territoriale» e dall'affermazione della logica «competitiva» e della logica cooperativa «a rete». Per quanto concerne la logica competitiva, se essa dà luogo, come già visto, alla costituzione di distretti industriali specializzati per settori o per filiere, essa crea in conseguenza sul territorio una serie di relazioni fra centri basate su rapporti privilegiati di complementarietà produttiva o di mercato, che si manifestano con particolare intensità al livello intra-regionale. Si pensi ai rapporti fra centri appartenenti alla filiera automobilistica, ove una organizzazione just-in-time implica una localizzazione non remota dei produttori di componenti e un rapporto di stretta cooperazione fra le diverse unità, anche organizzate gerarchicamente; si pensi ai rapporti fra centri specializzati nella produzione piuttosto che nella commercializzazione o nel disegno o ancora nella produzione di macchine nelle aree tessili dell'Emilia e della Toscana. I rapporti col mercato finale danno luogo invece a relazioni fra centri su lunga distanza, in genere assai diversificate e non concentrate su particolari direttrici geografiche. Per quanto concerne la logica dei comportamenti a rete, essa dà luogo a rapporti privilegiati di sinergia fra nodi o centri urbani che cooperano o comunque interagiscono strettamente attraverso reti fìsiche o telematiche o di relazioni economiche specifiche. In questo senso, anche una «rete di città» può essere considerata un «bene di club», produttore di esternalità ai partner che collabo-rano sulla base di rapporti orizzontali e operano nello stesso settore di attività. Le reti sono anche in questo caso un mezzo per raggiungere economie di scala in modo cooperativo, senza 76