alla sua capacità di mettere in luce aspetti che altri approcci non permettono di vedere. Quali vantaggi si possono ottenere dall'osservazione delle catene di decisioni che conducono, per esempio, alla costruzione di un'autostrada, alla creazione di un nuovo servizio sociale, alla redazione di un piano regolatore o al disinquinamento di un corso d'acqua? Cominciamo dagli aspetti che questo approccio non consente di vedere, ossia da alcune possibili obiezioni contro questo percorso di ricerca. Una prima obiezione si riferisce al classico problema delle «non decisioni». È assai probabile che «ciò che lo stato non fa» sia altrettanto se non più importante di «ciò che lo stato fa». La politica non consiste soltanto nel produrre decisioni e nell'affrontare problemi, ma anche (e forse soprattutto) nello scansare ed aggirare i problemi, nell'impedire l'ingresso di certe domande nell'arena decisionale, nel negare dignità politica a determinate questioni sociali. D'altra parte (seconda obiezione) gli effetti che il sistema politico produce sulla società non consistono soltanto in risultati tangibili. Limitare l'analisi agli effetti delle politiche (p.es. ai servizi prestati, ai beni distribuiti) può far perdere di vista gli effetti simbolici, ma non per questo meno reali, dell'attività politica. L'annuncio di una decisione può essere più importante della sua concreta attuazione. Le parole possono riuscire là dove le politiche falliscono. Entrambe le obiezioni prendono di mira la matrice empirista e comportamentista che è indubbiamente all'origine degli studi sulle politiche pubbliche, ossia la pretesa, alquanto riduttiva, di concentrare l'attenzione esclusivamente sugli aspetti visibili e tangibili dell'azione pubblica. In verità non sembra impossibile riassorbire tali obiezioni in una proposta di analisi delle politiche. Nulla vieta, in linea di principio, di considerare le «non azioni» accanto alle azioni dei pubblici poteri e gli effetti simbolici accanto a quelli materiali, come numerosi autori ormai propongono (ma, bisogna aggiungere, un conto è affermare l'importanza di tali dimensioni sul piano analitico, un altro conto è indagare effettivamente su di esse negli studi empirici). Una difficoltà ulteriore deriva dal carattere necessariamente settoriale di questo tipo di ricerche. Ciò che l'analisi delle politiche permette di appurare è il comportamento degli attori pubblici di fronte ad issues particolari, spesso attraverso lo studio di casi singoli; ma non è detto che la collezione di ricerche empiriche sia di per sé sufficiente a cumulare le conoscenze e a ricostruire un quadro teorico generale (anche perché sembra mancare un apparato concettuale consolidato e condiviso). Occorre aggiungere che lo stesso concetto di «politica pubblica» non è privo di ambiguità. Non è il caso di addentrarci ora in questa spinosa questione. Basta notare che quando parliamo di una «politica» ci riferiamo a una costruzione concettuale operata dagli attori e dagli osservatori per delimitare un campo dell'azione pubblica o in altre parole ad un insieme di decisioni e di azioni che si ritengono collegate tra loro in quanto afferenti a un medesimo problema. Ma in questo modo c'è sempre un certo margine di arbitrarietà nel definire i confini di una politica (dove comincia? dove finisce? come si distingue da altre politiche?) che tende inevitabilmente a ripercuotersi sull'ambito di validità della ricerca. ¿«A E veniamo agli aspetti che questo gTV approccio consente di cogliere. Pur all'interno dei limiti sopra enunciati, le politiche pubbliche offrono intuitivamente un prezioso punto di osservazione sul funzionamento degli apparati pubblici. Esse tagliano lo stato, per cosi dire, in verticale; attraverso i vari strati e le varie funzioni in cui la struttura pubblica viene di solito suddivisa sul piano concettuale. Identificare le decisioni che si riferiscono ad un determinato problema, significa infatti prendere in considerazione nello stesso tempo i comportamenti di attori appartenenti a diversi livelli di governo (centrale, regionale o locale), dotati di diverse competenze giuridiche (legislative, giudiziarie, esecutive) o solitamente ricompresi in diversi ambiti funzionali (la politica e