Gli elementi e l'ordine sociale ecc. - 51 b) all'uomo reale, con i suoi bisogni e la sua potenza di lavoro, si sostituì perciò un gioco di salari, d'interessi e di profitti, in corrispondenza di costi e di prezzi, con l'esclusione del fattore umano non corrispondente a un valore di scambio. E quindi il disoccupato, non trovando il salario corrispondente alla sua potenza di lavoro, diveniva economicamente improduttivo. E quindi il bisogno senza corrispondente potere d'acquisto veniva considerato economicamente inesistente. La scienza economica, coerente, giustificava, ed anzi considerava necessarie alle premesse, tali conseguenze. Dopo questa breve disamina si comprende quanto diverga la nostra critica del liberalismo da altre pur brillantemente enunciate in questi ultimi anni. In genere, da più parti si è parlato del carattere inumano e amorale della scienza economica, e — ristretta l'economia a quella basata sui valori di scambio — ciò è perfettamente esatto. Ma non si è approfondita l'intima ragione dell'amoralità della dottrina dei classici, che va ritrovata nel prevalere assoluto degli elementi monetari o finanziari su quelli economico sociali. Questo punto debole della scienza economica, del resto, fu il primo segno e la prima causa del suo superamento (1). E infatti il problema dei bisogni insoddisfatti e del lavoro rimasto inutilizzato, diventando sempre più pressante, già distruggeva, con le lotte sociali e le affermazioni degli scienzati, gli schemi di una scienza economica chiusa nel suo astrattismo teorico. § 5. — Il Comunismo. 1. — L'elemento umano, escluso coi classici dalle valutazioni economiche per sostituirvi il valore di scambio, ritorna in luce (1) Fin dai giorni in cui si manifestarono i primi segni della crisi economica mondiale esprimemmo un giudizio sull'errato sistema di valutazione, puramente in termini e con fini finanziari, dei fattori economici, giudizio chiuso con l'affermazione che : « il maggiore responsabile del crollo è lo spirito finanziario che domina l'economia». (Cfr. la nostra nota Nel mercato finanziario internazionale, nella Rivista « Commercio », del 31 ottobre 1929).