CAP. I. - I PRINCIPALI SISTEMI MONETARI 7 Però l'oro occupava una posizione subordinata: l'argento aveva*®" la parte principale. Ciò si è cambiato soltanto nel diciottesimo secolo in conseguenza di un notevole concorso di circostanze, che ora descriveremo. Durante il regno di Guglielmo III la moneta d' argento del- l'Inghilterra si trovava in pessime condizioni: malamente coniata, aveva inoltre sofferto tanto per abrasione e tosatura che spesso essa era ridotta a metà del suo peso legale. Nuove monete furono allora coniate, ottime tanto per esecuzione, quanto per peso e fi- nezza; ma appunto per questo — giacche le monete vecchie non erano state ritirate — le nuove prestissimo disparvero dalla cir- colazione. Era molto se in pagamento di 100 lire sterline in quel tempo si riusciva ad avere 10 scellini in nuove monete. Quando si met- tono in circolazione monete buone accanto a cattive, si favoriscono i tosatori ma non si migliorano le condizioni monetarie. L'unico rimedio contro la tosatura è quello di ritirare tutta la moneta cattiva e privare del corso legale tutti i pezzi alterati. Ciò ha compreso anche il legislatore inglese. Col Eecoinage Act del 1696 la vecchia moneta d'argento fu messa fuori di corso e fu riconosciuta a tutti la facoltà di cambiare la moneta vecchia in nuova (1). Non passò molto tempo prima che anche questa fosse in gran parte cacciata dalla circolazione; ab- biamo già notato che anche l'oro veniva monetato in Inghilterra fin dalla prima metà del XIV secolo. La moneta d'oro coniata al tempo di Guglielmo III si chiamava guinea e conteneva 118.65 grani di oro fino (grammi 7.688); però il suo corso non era fisso, ma ve- niva determinato dalla legge. Nell'anno del Eecoinage Act esso fu stabilito a 22 scellini. Il rapporto legale fra i due metalli era, dunque, allora di 15.93. Ma nella prima metà del XVIII secolo la produzione dell'oro aumentò considerevolmente, mentre quella dell'argento non crebbe in misura proporzionale. Ne risultò che il rapporto di valore fra i due metalli in questo secolo diminuì continuamente. Perciò, su (1) V. la descrizione di ciò in Macaulay, History of England, Taueh. ed. Vili, pag, 87 e segg. V. anche Thoeold Rogebs, The first nine years of the Bank of England, Oxford, 1887.