di un'economia di servizi siano sempre di carattere esogeno (l'opacità del mercato, la fragilità delle reti informative, ecc) come si assume nel paradigma economicistico utilizzato nell'analisi della domanda e dell'offerta di servizi; se la razionalità che guida la produzione di servizi, in un ambiente ad alta complessità e autonomia di lavoro, sia soltanto quella di omologare se stessa, in quanto offerta fungibile, alla logica della domanda o non piuttosto, come ormai da più parti si va dicendo e dimostrando, quella della autoreferenzialità e della produzione di mercati interni; se le interdipendenze funzionali di cui si afferma la mancanza non debbano richiamare la preesistenza e la tenuta di reti sociali, di comunità di ceto, di legami familiari, di obblighi politici che sostengono e regolano selettivamente lo scambio di questo tipo di prestazioni. E ancora, se l'ipotesi che segnala la fine del «contenitore impresa» come unica fonte di riconoscimento e gratificazione professionale è plausibile, occorrerebbe interrogarsi sui rapporti, certamente complicati, tra professionisti del terziario interno e professionisti del terziario esterno indipendente, sulle tensioni tra le aree occupate dalle nuove professioni e i territori tradizionalmente demarcati dal controllo degli Ordini professionali. Ma, anche se pensiamo a Torino come a una realtà ancora fortemente strutturata dalla cultura dell'organizzazione e dell'appartenenza (Bagnasco, 1986) non abbiamo ancora strumenti per prevedere se questa cultura saprà assorbire le tensioni prodotte dal concentrarsi di tanto nuovo «saper fare», in primo luogo tecnologico, e conferire ai suoi portatori identità ed eticità professionale centrali, o se li renderà periferici, alimentando la formazione di nuovi segmenti di ceto professionale indipendente. La risposta a questi interrogativi pretenderebbe peraltro un cambiamento dei convenzionali registri d'analisi, che lavori ad una scala intermedia tra i grandi aggregati statistici e le monografie di settore (peraltro molto utili una volta che si possegga la chiave analitica ed interpretativa giusta). L'analisi delle biografie di carriera individuale, condotta all'interno di famiglie professionali omogenee (ma anche la ricostruzione attraverso biografie di alcune storie d'impresa), I A TU POSTO IE a IKi rvl consentirebbe di individuare i gradi di compatibilità e di congruenza economica e sociale di vari ambienti formativi e di lavoro attraversati dalle diverse figure professionali, e quindi di conoscere anche i modi in cui l'ambiente sociale torinese filtra, asseconda o inibisce progetti di impresa (che sappiamo essere sempre connessi alle storie personali). La scala biografica consentirebbe di far luce su come i nuovi professionisti del terziario si muovono nell'intrico di organizzazioni e associazioni che dovrebbero rappresentarne gli interessi e supportarne le strategie di promozione sociale, e di ottenere qualche prima risposta all'incognita del loro orientamento politico. Sono state consultate le seguenti fonti di ricerca: Censis-S. Paolo. Torino metropoli internazionale. Sintesi delle ricer- che, 1987. Fondazione Agnelli, Tecnocity. Strumenti per l'innovazione. Da Boston a Torino. Verso il Tele- science Park, ed. della Fondazione G. Agnelli. Torino 1984. P. Gastaldo, La risorsa sapere, ed. della Fondazione G. Agnelli, Torino 1987. Ires, Il settore dell'informatica in Piemonte, «Quaderni di ricerca lres», n. 24. 1984. Ires, Relazione sullo slato econo- mico e sociale e territoriale della Regione, 1986. Ires, Relazione sullo stato econo- mico sociale e territoriale della Regione, 1987. Ires, La comunicazione aziendale: i servizi di pubblicità, marketing e pubbliche relazioni in Piemonte, «Quaderni di ricerca Ires», n. 46, 1987. Unione Camere di Commercio del Piemonte, Il terziario privalo per il sistema produttivo in Piemonte, F. Angeli. Milano 1984. Camera di Commercio di Torino- Unione Industriale, Creare impre- se, ed. Il Sole-24 ore, Bologna 1987. Unione Industriale-Gruppo Giova- ni Imprenditori, Torino. Terziario avanzato per un 'industria che si rinnova, Torino 1984. Unione Industriale-Gruppo Giova- ni Imprenditori, Guida ai servizi del terziario avanzato nell'area to- rinese, Torino 1987. Unione Industriale di Torino, To- rino e Milano: due economie a confronto, Torino 1987. Per il dibattito da tempo in corso sul futuro di Torino si è fatto rife- rimento ai seguenti titoli: A. Accornero, Torino da labora- torio a caso limite, in «Politica ed Economia», n. 1, 1988. C. Antonelli, L'attività innovativa in un distretto tecnologico, ed. della Fondazione G. Agnelli, Tori- no 1986. A. Bagnasco, Torino, Einaudi, Torino 1986. L. Dadam, Delibera programmati- ca per il nuovo piano regolatore, in «Il rinnovamento», n. 14. M. Deaglio, Il futuro di Torino: un progetto solo abbozzalo, in «Prospettiva sindacale», n. 64, 1987. F. Forte, Un programma per To- rino: obiettivo tecnometropoli, in «Mondoperaio», marzo 1985. G. Fornengo, Le potenzialità del terziario tecnologico, ibidem. B. Manghi, Sindacalismo torinese. Vivere dopo la leggenda, in « Pro- spettiva sindacale», n. 64, 1987. M. Pacini, Intervento al Conve- gno su «Produzione e città. Quale futuro?», Rosenberg & Sellier, Torino 1985. G. Zandano, Intervento al Conve- gno su «Produzione e città. Quale futuro?», Rosenberg & Sellier, Torino 1985. 10