325 — di riferimento (3) — può giustificarsi soprattutto con le difficoltà assai notevoli che s’incontrano nel determinare i mutamenti che le soluzioni dei sistemi descriventi tale equilibrio subiscono in conseguenza delle variazioni parametriche provocate dall’introduzione di imposte e/o di spese pubbliche (4). Tuttavia, pur consci delle difficoltà accennate, esponiamo qui un tentativo di superare alcune di esse, prendendo lo spunto principalmente da due saggi di Enrico Barone (5), ed utilizzando inoltre nuovi strumenti che, nell’ambito della teoria della programmazione lineare, sono stati elaborati dai matematici (6). Esposti i nostri risultati in merito agli effetti dell’imposta qui considerata, analizzeremo successivamente, alla luce dello schema logico qui utilizzato, alcuni contributi dedicati all’oggetto della nostra ricerca. 2. Poiché, come abbiamo indicato, nel nostro studio intendiamo valerci esplicitamente delle relazioni che definiscono l’equilibrio economico generale, illustriamo alcune ipotesi caratterizzanti lo schema che utilizzeremo. Anzitutto avvertiamo che per evitare eccessive complicazioni ci serviremo di un modello lineare, ossia supporremo le grandezze economiche considerate opportunamente legate tra loro da equazioni lineari; ciò equivale ad ipotizzare, in particolare, che la produzione avvenga a rendimenti costanti. (3) Tale riferimento è posto in luce anche dalle seguenti parole del Buchanan (nel saggio The Methodology of Incidence Theory: A Critical Review of kome Recent Contributions, nel volume del B. Fiscal Theory and Political Economy, Chapel Hill, The Univ. of Carolina Press, 1960, p. 150): «The «recent debate on the incidence of general excise taxes is not concluded... The « discussion reflects a larger development in economic theory generally the « application of the theory of general equilibrium to problems which have ? ^Ìe„V10USly been attacked’ an