LA QUESTIONE OPERAIA IN INGHILTERRA 4.1 J alle società femminili (benché non ne manchino di forti e ben dirette) una base molto malferma. Il movimento unionista femminile (1) cominciò nel 1874 con la costitu- zione del Tì'omen's Protettive and Provident Committee che, dopo molti altri mutamenti di nome, si ricostituì nel dicembre 1890 col titolo Women's Trade Union League (Lega delle Unioni artigiane femminili). I suoi scopi sono di semplice propaganda: diffondere, cioè, tra le donne la conoscenza dei benefizi dell'organizzazione, aiutarle a costituirsi in società, ma non immischiarsi nella direzione e nell'amministrazione delle società che si formano. In questo ventennio essa ha presieduto alla forma- zione di varie società in tutti i rami dell'industria, dove con buon successo, dove con esito sfavorevole; a tutto il 1893 le donne erano costituite in 4«> società, alcune delle quali miste. (ìli scopi generali, la forma di governo, le principali regole di queste società sono nelle loro linee generali analoghe a quelle delle società maschili onde sarebbe inutile ripeterli. I risultati economici, sociali e morali avuti da questo movimento, se non sono grandissimi e comparabili con quelli otte- nuti dalle Trade Unions maschili, non sono d'altra parte dispregevoli. Qua e là il saggio dei salari è stato per mezzo suo elevato, la giornata di lavoro ridotta, qualche abuso soppresso : esso ha promosso l'istituzione di casse di risparmio, la fondazione di biblioteche circolanti e l'apertura di scuole. La politica delle Trade Unions è da alcuni, come già s'è detto, biasimata, come quella che tende a circondare il lavoro d'una protezione nazionale anzi locale, impedendo che gli imprenditori prendano operai non soci o stranieri, e facendo sì che gli enti pubblici, nei quali esse hanno qualche ingerenza, appaltino le opere ad assuntori del loro distretto, o paghino direttamente i salari da esse fissati, anche quando sarebbe possibile avere il lavoro a miglior prezzo (2). Non pare, secondo lo stesso sig. Fenwich, rappresentante del Comitato Parlamentare delle Unioni artigiane, che esista una differenza radicale tra la politica del vecchio unionismo e quella del cosidetto nuovo unionismo. La sola differenza è che il primo è l'organizzazione degli operai più abili e meglio pagati e appartenenti alle industrie maggiori (artizans. tkilled workmen), mentre il secondo è l'organizzazione dei lavoratori senza alcuna speciale istruzione tecnica, male retribuiti e appartenenti a industrie flut- tuanti o di poca attività (labourers, unskilled icorkmen). Questo, quindi, per la sua stessa natura viene più spesso a mezzi violenti, quali gli scioperi, mentre il primo, valendosi della sua forza, ha mezzi e modo di negoziare. Bisogna, però, aver presente che il nuovo unionismo ha tendenze piuttosto socialiste, mentre il vecchio rimane fermo in quei principi di iniziativa individuale che l'hanno condotto a un così alto grado di potenza. (1) Per le sue varie vicende, oltre il Rapporto delle Signore Commissarie alla Com- missione, vedi nett'Archivfur soziale Gesetzgebung und Statistik (VII B: 1 * und 2* Heft): Die Geu-erkschaftliche Betcegung uuter den englischen Arbeiterinnen; e le fonti ivi citate. (2) Commission as a Whole, Digest, p. 24. 30 — Bibl. Econom. — IV Sirie. — V, p. II.