LA QUESTIONE OPEIIAIA IN INGHILTERRA ■Vi! ma si ritrova anche tra gli operai più abili ed intelligenti, che per man- canza di lavoro non sanno come guadagnarsi la vita, non si può non esserne impensieriti e confessare che v'è bisogno di pronti e radicali provvedi- menti. Intanto, alla disoccupazione degli uni fa riscontro l'eccessivo lavoro degli altri pel funesto sistema del sovratempo (utertimi)-, e molte migliaia .1 operai veggono ancora il proprio stato farsi più difficile per le cattive condizioni igieniche delle fabbriche e degli opifici. Eccetto che in poche industrie, come la mineraria e qualche altra, governate da leggi speciali nessuno s'è curato di applicare agli stabilimenti industriali i suggerimenti' della scienza per prevenire le malattie, onde la tisi decima i tipografi e i lavoranti in stoviglie ed in lime danno la più alta quota di mortalità ' Peggiore ancora dello stato degli opifici è quello delle case dove gli operai vivono ammassati, sia nelle città sia nelle campagne nè si può infine dimenticare che di tutti i vecchi che passano i 70 anni' d'età uno almeno su ogni tre deve necessariamente chiedere soccorso al fondò per 1 poveri. Date queste misere condizioni e dato il fatto che i due terzi del prodotto annuo di tutto il paese sono assorbiti da un quarto dei suoi abi- tanti, ben si comprende lo scontento delle classi lavoratrici che si mani- festa negli scioperi ed in altri segni di resistenza. Pur riconoscendo il progresso fatto in mezzo secolo, la Commissione propone che a riparare i mali ancora esistenti, ad elevare la condizione dei salariati e specialmente di quelli che non hanno goduto i benefizi di riforme precedenti, si ricorra, seguendo i dettami dell'esperienza e della scienza economica, all'uso della potenza e della ricchezza collettiva Noi essa dice, non abbiamo fiducia in panacee sociali ; riconosciamo che pel bene delle classi più alte di operai, molto si deve sperare dall'organizzazione dalla cooperazione e da altre forme di associazione volontaria ma cre- diamo, che per elevare il tenore di vita delle classi lavoratrici più miserabili sia necessaria una maggior estensione dell'azione collettiva la quale dovrebbe esplicarsi nell'esercizio municipale o nazionale delle industrie che si prestano ad essere condotte socialmente/nella regolazione delle im- prese private, e nella cura pubblica dello sviluppo materiale e morale delle classi lavoratrici per mezzo della imposizione di tasse sulla rendita ed altri redditi non guadagnati. Questo proemio della minoranza racchiude, coftie si vede, tutto un pro- gramma politico-sociale; le varie raccomandazioni ch'essa fa su ciascun sog- getto ne sono l'esplicazione pratica. Per la repressione dello su-eating system la minoranza approva e fa sue le proposte dell'on. Sydney Buxton e del sig. Iìooth, secondo le quali 1 imprenditore che preferisce far lavorare gli operai nelle proprie case sarebbe responsabile, come ogni padrone di fabbrica, per la condizione igienica, le ore di lavoro, l'istruzione ecc. delle persone che lavorano a suo profitto ; e sussidiariamente all'imprenditore, il padrone di casa sarebbe tenuto a curare che i suoi locatari osservino i factory Acts in ogni loro disposizione, sia riguardo ai provvedimenti igienici, che alle ore di lavoro