LA QUESTIONE OPERAIA IN INGHILTERRA 4.1 J soffrire pel carattere fluttuante della occupazione. Rispondono però gli imprenditori che l'introduzione di questi meccanismi ha dato tale stimolo all'industria da produrre una domanda di mano d'opera tripla della quantità di operai da essi scacciati (1). Nelle industrie tessili e del vestiario le macchine sono generalmente bene accolte, e ad esse si devono alcuni recenti aumenti dei salari nel- l'industria del cotone (2). I rappresentanti dell'Associazione dei cardatori di lana ( Wool Comber Association) si lagnarono, d'altra parte, che le mac- chine fossero introdotte ad esclusivo vantaggio degl'industriali e a tutto scapito degli operai (3). Più forte ancora è l'avversione tra i tessitori pei telai a mano; e tra i calzolai, le cui Unioni acconsentono con molte restri- zioni all'introduzione di macchine nuove. E ciò, disse un imprenditore, rende difficile all'industria inglese di competere con l'americana nella quale, pel numero delle macchine, produrre 100 sterline di scarpe non costa che 17 sterline e 10 scellini di mano d'opera, mentre a Leeds costa 33 sterline (4). Alcuni rappresentanti di falegnami, bottai, muratori, mattonai ed operai nelle officine di gas attribuirono alle macchine l'aumento di disoccupazione, la depressione dei salari, e l'allungamento della giornata di lavoro nelle rispettive industrie. Fu però da altri fatto osservare di quanto le macchine avessero alleviato la fatica manuale nelle costruzioni; e come nelle officine di gas avessero reso il lavoro ai fuochisti meno ardente e gravoso (5). b. — In quasi tutte le industrie, e specialmente nella meccanica, ferve tra imprenditori e operai un vivo conflitto sul tirocinio. Gli operai, e per essi le Unioni artigiane, vogliono che per ciascun ramo d'industria vi sia un numero fisso di apprendisti in proporzione del numero degli operai esperti : gl'industriali invece, per risparmiare sui salari, cercano d'impiegare quanti più giovani possono, e dicono, a loro giustificazione, che la pretesa delle Unioni artigiane è ingiusta e dannosa al paese, per quanto possa favo- rire gl'interessi di questa o quella industria particolare, perchè tende ad accrescere il numero degli inesperti ( Unskilled). Alcuni poi, come i costrut- tori navali e i costruttori di macchine, negano che le loro industrie siano già troppo affollate, come vogliono le Trade Unions, e sostengono essere necessario un numero ancora maggiore d'apprendisti se si vuole mante- nerle in vita (6). L'istesso dissidio esiste nella sartoria, dove g'imprenditori dicono di dover impiegare un maggior numero di donne invece dei fanciulli loro negati dalle Unioni, ed in alcune delle industrie miste del terzo gruppo, specialmente nella tipografica. (1) Digest, Group. B. voi. I, pp. 12, 13, 27; voi. II, pp. 25, 35. (2) li., Group. C, voi. I, pp. 9. 13. (3) li., ib., p. 24. (4) li., ib., voi. Il, pp. 22, 25. (5) li., ib., pp. 34, 40. 55; voi. Ili, pp. 29, 47, 51, 56, 60. <6) li., Group. A, voi. Ili, pp. 25, 35, 37, 41, 53.