L'ARTE DEGLI ANTICHI MINUSIERI Piera Condulmer Se il primo mastro minusiere patentato fu Paolo Bordarello, che ricevette il suo diploma nell'agosto del 1650, ciò non vuol dire che i mastri minusieri siano nati con lui; allo stesso modo, se anche la mostra sacra del 1898 fu l'ultima volta in cui fu concesso largo spazio espositivo ai prodotti delle antiche corporazioni come manifestazione d'arte e perfezione di mestiere, non volle dire che l'artigianato fosse morto, anche se le corporazioni, come università, erano state soppresse fin dal 1844. D'altra parte sarebbe poco storico pensare che l'artigianato artistico del legno in Piemonte abbia inizio a metà del secolo XVII, perché in questo caso non ci spiegheremmo la fioritura contemporanea di lavori lignei di alta perizia, all'interno di quelle architetture che hanno trasformato il volto di Torino. E l'arte dell'ebanista, dello stipettaio non è tale da potersi improvvisare, ma richiede preparazione, abilità di mestiere e gusto. Dobbiamo ancora ascrivere a merito del minusiere piemontese, la sua disponibilità, cioè la sua umiltà di accettare di eseguire disegni non proprii, il che ha giovato assai alla formazione del suo gusto, quando questi disegni provenivano da grandi artisti o da quegli architetti che tendevano alla armonizzazione tra architettura e ambientazione. Armonia che a Torino s'incontra più spesso che altrove. Naturalmente non va dimenticata la funzione trainante nel campo dell'arte, esercitata dalla dinastia ducale e poi reale, che cominciando dalle sue realizzazioni di corte, ha stimolato a fare altrettanto a grado a grado, tutta la classe nobiliare, e della vecchia nobiltà, quando ciò le fu economicamente possibile, e della nuova nobiltà che saliva da una borghesia faccendiera e tenace nel lavoro, che aspirava a nobilitarsi sempre più anche attraverso le raffinatezze esteriori, le esigenze del bello nei loro palazzi, nelle loro ville, nei loro castelli, nelle loro cappelle. Ma la modestia dei minusieri piemontesi è andata all'eccesso, e ha impedito ai ricercatori di storia locale d'individuare gran parte dei loro nomi, in quanto ben pochi di essi hanno depositato la loro firma nelle loro opere, per cui il repe- rimento dei vari nomi può avvenire, in parte, solo attraverso ricerche di archivio: Archivio di Stato, Archivio storico del Comune, Archivio capitolare, quando le loro opere riguardano la sfera pubblica, nei Conti della Real Casa, nei Registri delle spese, nei vari mandati di pagamento. Solo perciò facendosi topi d'archivio si riesce a dare un nome a tanti lavori, ed il giusto riconoscimento di merito ad ogni nome. Purtroppo peraltro le carte d'archivio che ci fanno conoscere molti nomi non noti, indicando genericamente l'opera, non ci danno di questa la descrizione, e se essa è andata perduta non possiamo valutarne il valore. Ma può anche avvenire il contrario, che cioè si nomini e si descriva l'opera senza indicarne l'autore, come avvenne per quel minusiere che sculturò, a spese del Comune, i robusti stalli dell'antico duomo di Torino (fatto riattare già dal vescovo Landolfo) nel 1412, mentre ritroviamo il nome di mastro Franceschino Caverna di Casale, come artefice e scultore del portale di quello stesso duomo, in noce e rovere, ma di cui non ci è pervenuta la descrizione. In questo caso tuttavia potremmo pensare che l'esecutore sia il medesimo degli stalli. Un'opera che si può dire monumentale rimane un seggio priorale della Confraternita dello Spirito Santo, che il minusiere Mattia Mandona scolpì e offerse alla Confraternita stessa, in occasione della nomina della moglie a priora. Siamo intorno al 1606, e ci troviamo di fronte ad una linea rinascimentale ormai sovraccaricata d'ornamentazioni che vorremmo definire barocche, ma in cui, al di là del gusto, è evidente la padronanza dell'arte. Cosi questa si sarebbe potuta anche notare negli splendidi battenti di porta, già trasportati nella chiesa della Madonna del Carmine e che facevan parte del soppresso convento dell'Annunziata delle monache Celestine, distrutti da un bombardamento nel 1943. Le porte attuali del duomo, regalate intorno al 1700 dall'arcivescovo Michele Vibò, hanno viceversa una attribuzione certa al celebre minusiere Carlo Uglien-go, che esegui con estrema precisione i disegni dell'ingegner Cerutti. Lo stesso Ugliengo in collaborazione con Lorenzo 61