cialmente attraverso la via dell'associazionismo. D'altro canto, se gli auspicati interventi non dovessero giungere a garantire la continuità dell'impresa pastorale, il mancato esercizio stagionale dell'attività zootecnica sui pascoli alpini finirebbe di condurre alla graduale desertificazione di ampi territori secondo un processo inarrestabile ed irreversibile, con le ben note e gravi conseguenze che all'ambiente derivano dalla rottura degli equilibri ecologici. Lo scopo ultimo dell'opera è quello di fornire agli amministratori delle Comunità montane uno strumento aggiornato di consultazione ed una serie di proposte concrete — tratte da realtà situazionali scrupolosamente rilevate — da utilizzare nelle loro iniziative progettuali e nei disegni che mirano a creare le premesse per la razionale gestione del territorio. Oltre a questo risultato diretto si ritiene che lo studio possa anche presentare interessanti suggestioni per aprire nuove ricerche in settori collaterali o di diverso orientamento, ma pur sempre collegati all'alpicoltura nell'articolato contesto delle economie locali. A chiusura di questa presentazione si crede opportuno di riprendere il pensiero che nel volume compare alla fine della nota introduttiva. Tale pensiero si traduce nell'augurio che, di fronte all'inevitabile declino delle fonti energetiche tradizionali, ogni migliore sensibilità politica ed ogni più avveduta tecnologia vengano poste in atto per utilizzare al meglio l'ineguagliabile patrimonio di risorse naturali ed indotte di cui le nostre valli sono portatrici, patrimonio che, attraverso la gratuita energia solare, potrà fornire più foraggi, e quindi più prodotti di origine animale a beneficio dell'umanità. 3 Cfr. L. Castellani, L'unità consumatrice animale quale parametro utilizzabile nell'analisi economica dell'azienda agraria, Produzione animale, 1973, 12, 145. 4 Limitatamente agli animali alpeggiatiti nelle malghe piemontesi ed in riferimento alla normativa prevista in apposita tabella allegata alla Legge 352/76, si è ritenuto di far corrispondere l'UBA ad un capo bovino di qualsiasi razza con più di due anni d'età le cui esigenze a livello nutrizionale sono costituite, nel corso di 110 giorni che rappresentano la durata media normale dell'alpeggio, da un fabbisogno alimentare equivalente ad UF 682, pari a u.f.n. 1.705. Tale fabbisogno, proporzionato ad una razione complessiva prò die formata da UF 6,20, pari a u.f.n. 15,50, pertiene ad una bovina, contrassegnata da un p.v. di kg 500 e da una produzione lattea prò die di kg 5,50 con un contenuto lipidico di 0,035 + 0,040. Secondo la L. 352/76 l'UBA è rappresentata dal toro, dalla vacca e da altro bovino con più di 2 anni d'età. Per capi bovini di diversa categoria e per capi di altre specie vengono stabilite le seguenti equivalenze: bovino da 6 mesi a 2 anni: 0,60 UBA; pecora: 0,15 UBA; capra: 0,16 UBA. Nello studio in pubblicazione si considerano le citate equivalenze come dati di riferimento e si stabilisce altresì di far corrispondere il capo suino a 0,35 UBA ed il capo equino a 1 UBA. Su la base delle equivalenze sopratrascritte sono stati costruiti i coefficienti di conversione dei bovini, distinti per categoria, e delle altre specie in carico in ogni Comunità, tenuto conto della durata media rilevata dell'alpeggio rispetto a quella normale <= gg. 110) ed anche, per le bovine, della quantità di latte prodotto. NOTE 1 Cfr. P. Francardi, G. Terreno, F. M. Pastorini, I pascoli nei comuni montani del Piemonte, « Quaderno XI » di Cronache economiche, Camera di Commercio IAA di Torino, 195S, pagg. 417. 2 Cfr. Chombart de Lauwe, J. Poitevin, J. Tirel, La moderna gestione delle aziende agrarie, EDA, Bologna, III, 1968. 16