OTTOBRE 1997 m^dcr In equilibrio tra storia e metafisica di Bernard Simeone * Jean-Francois ForGES, Eduquer contre Auschwitz, Esf, Paris 1997, pp. 160, FF138. N. 9, PAG. 52 Mentre il dovere della memoria, per quanto riguarda la Shoah, è spesso invocato in modo quasi meccanico, il libro di Jean-Frangois Forges, professore di storia nelle scuole secondarie, pone con autentico rigore la questione "come presentare il genocidio nel quadro di un corso scolastico". Questo libro si rivolge non solo agli insegnanti, lettori naturali del- vata dalla responsabilità particolare dell'insegnante, il cui compito è quello di "dare fiducia nel mondo": prima ancora di qualunque suo intervento sul tema di Auschwitz l'insegnante, per la sua semplice funzione, si situa, o dovrebbe situarsi, esattamente all'opposto dei teorici e dei torturatori nazisti, per i quali il primo atto dello sterminio fu quello di togliere 40 * T M SS»: t-, - mm- mii «A - < T ' ■ «jafifèti % » «-..«XlM.^*-^'- < la collana in cui è apparso, ma a tutti coloro che diffidano, a proposito del genocidio, delle due trappole costituite dalla collocazione della Shoah in una prospettiva strettamente storica e dalla sacralizzazione paralizzante. Ponendo "nella posizione più alta" le opere di Primo Levi e del cineasta Claude Lanzmann, Jean-Frangois Forges afferma che l'arte rimane la mediazione essenziale tra lo spirito e il mondo inimmaginabile dei campi. Ma, sia in Primo Levi che in Lanzmann, la parte riservata alla creazione è tanto più incontestabile in quanto rinuncia al fantasma della maestria tecnica che è alla base della maggior parte delle opere d'arte: in un libro come Se questo è un uomo, in un film come Shoah, non si tratta di mettere un velo, grazie alla messa in gioco di forze creatrici, allo stupore e al silenzio indotti dal male assoluto, ma di condurre lettori e spettatori a quel limite in cui l'orrore pone una questione sempre attuale. La sfida posta da Forges è la stessa che deve essere raccolta da ogni tentativo pedagogico, rawi- ogni speranza alle loro future vittime, non solo riguardo alla loro propria sorte, ma riguardo al "mondo" e alla possibilità in esso di valori positivi. Jean-Frangois Forges non elude un paradosso centrale: perché gli allievi percepiscano la realtà della Shoah devono innanzitutto riconoscere in essa una manifestazione estrema, che introduce nello scorrere della storia un punto di rottura e di arresto, propriamente impossibile da trasmettere, da insegnare. La scoperta di Auschwitz avviene, per gli allievi dei nostri giorni, in un contesto di banalizzazione (mediatica e non) delle diverse forme di violenza, alcune delle quali parossistiche. Se non si vuole suscitare o favorire nel contatto con la Shoah un interesse torbido, venato di sadismo, è fondamentale far percepire alle coscienze in formazione degli allievi che questo genocidio resta irriducibile a tutte le altre manifestazioni di odio. Proprio per questo motivo, però, c'è il rischio di creare intorno ad Auschwitz un alone strettamente metafisico, che escluderebbe dalla storia l'abisso dei campi. A E o « ^ 53 le ® £ o ìì S « a>