✓A Zoo del cielo e dell'anima APRILE 1995 Jan Ridpath, Mitologia delle costellazioni, Muzzio, Padova 1994, ed. orig. 1988, trad. dall'inglese di Giovanna Manni-no, pp. 210, Lit 24.000. Filosofi e animali nel mondo antico, a cura di Silvana Casti-gnone e Giuliana Lanata, Ets, Pisa 1994, pp. 188, Lit 25.000. Chi guarda il cielo in una notte serena sarà certo deluso: non ritroverà facilmente sopra di sé, in quel pulviscolo di luci brillanti e fioche, l'immagine del proprio segno zodiacale, e avrà difficoltà a distinguere l'Orsa Maggiore. Figuriamoci allora tutte le costellazioni descritte in questo libro dal giornalista e divulgatore scientifico britannico Jan Ridpath. Ciononostante la lettura si presenta colma di informazioni che ripercorrono il cammino della cultura del mondo occidentale nella sua osservazione del cielo, dalla prima civiltà alla scoperta dell'America. L'autore chiarisce da subito come non si tratti di scoperte, ma di invenzioni. Le costellazioni in sé non hanno alcuna realtà fisica, poiché si tratta di apparenze prospettiche, oggetti ed esseri del nostro mondo lanciati verso il cielo. La mitologia greca è ricca di figure spedite lassù come risarcimento (Delfino), punizione (Cassiopea), memento mori (Balena). Ma non finisce qui. Quando — dal XVI secolo in poi — i navigatori si avventurarono per mari e spazi di oceani sconosciuti, scoprirono nuove stelle e inventarono nuove costellazioni. All'inizio prevalse l'antico costume delle immagini di animali terrestri: ed ecco comparire Tucano, Camaleonte, Pavone e Pesce volante, animali esotici, abitatori delle nuove terre scoperte. Si passò in seguito a oggetti più aridi, strumenti tecnici come la bussola, il reticolo della lente del microscopio e il cavalletto del pittore. Poi l'osservatore scientifico si fa più ardito, e prendendo in prestito stelle da altre costellazioni, ne conia di nuove e le intesta al suo mecenate e sponsor del viaggio, come la quercia di Carlo, re Carlo II d'Inghilterra. Oggi la realtà degli astrofisici si esprime con termini asettici, battezza M31 una stella, non traccia rette immaginarie, ma calcola distanze in anni luce. Ma il fascino degli atlanti celesti resta inalterato. Corredano il testo illustrazioni quanto mai opportune per aiutare l'immaginazione nello Marco Lambertini, Luca Palestra, Nati liberi. Manuale pratico di pronto soccorso per animali selvatici, Muzzio, Padova 1995, pp. 127, Lit 14.000. Tutti o quasi da bambini abbiamo ammazzato il passerotto trovato a terra, caduto dal nido, nutrendolo con il pane, magari inzuppato nel latte, mistura ancora più sicuramente mortale. I piccoli di quasi tutti gli uccelli (tranne piccioni e simili) sono invece carnivori, pensare a pane e latte è un tipico errore di antropocentrismo. Lambertini e Palestra non usano questo termine, parlano dell'errore di interpretare la situazione e i comportamenti degli animali "in chiave sforzo di seguire visivamente il racconto, che ripercorre un viaggio partito dai babilonesi per giungere ai greci, agli arabi, fino a Pieter Dirkzoon Keyser e Nicolas Louis de Lacaille. Le illustrazioni sono ricavate da incisioni dell'Atlas Coelestis di John Llamsteed e dell'Urano-graphia di Johann Bode. Non ci illudiamo però di riuscire facilmen- troppo umana". Tipico in questo senso è soccorrere chi non ne ha bisogno, uccelli che se ne vanno a spasso tranquillamente o il piccolo capriolo che attende la sua madre e non deve essere assolutamente toccato. Le cose da non fare sono dunque importantissime. Marco Lambertini, direttore della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e Luca Palestra, veterinario del Centro rapaci della Lipu, le spiegano efficacemente. Gli autori non disprezzano il sentimento che spinge ad aiutare un animale in difficoltà, ma ricordano che va integrato con conoscenze specifiche; questo manua-letto fornisce alcune indicazioni al proposito. L'ala abbassata in un di Claudia Radogna te a individuare queste costellazioni con il solo aiuto del libro di Ridpath, a meno di non essere degli esperti molto dotati in immaginazione. Tuttavia pensare di poterne inventare delle nuove, personali, da aggiungere alla ricca mitologia raccolta da Ridpath, e raccontata spigliatamente, rinfrescando con linguaggio accattivante i vecchi miti dell'antica Grecia, offre al let- certo modo è segno di frattura, il riccio normalmente ha il tartaro, 0 petrolio si lava via con un sapone delicato, la fame causa tantissimi malesseri, in molti casi nutrire nel modo giusto è già curare e così via. Le spiegazioni sono chiare, non mancano le foto (austere, in bianco e nero) e alcuni schematici disegni. Sono anche riportati i riferimenti alle leggi, che impongono, tra l'altro, di liberare gli animali una volta che si siano rimessi in salute. "Non è facile avere a che fare con gli animali selvatici", avvisano i due autori. Aironi, cigni, bisce & C. sono infatti riluttanti a essere salvati e dunque bisogna saperli prendere, in tutti i sensi. Becchi, denti e artigli possono anche essere pericolosi; Lambertini e Palestra spiegano cosa fare per evitare graffi e beccate, praticamente e senza allarmismi. Lo stesso atteggiamento concreto hanno a propo- tore lo spunto per avvicinarsi allo studio degli astri. Non meno interessante, ma più profondo il discorso diventa quando dagli animali che dimorano in cielo si passa a quelli che vivono in terra, vicino all'uomo, come nel volume a cura di Silvana Castigno-ne e Giuliana Lanata, nato dal convegno "Lilosofi e animali nel mondo antico" (Centro di Bioetica, sito delle malattie, che spesso sono invece temute in modo esagerato, mentre per evitare i rischi bastano poche norme igieniche. Purtroppo poi tante volte gli animali soccorsi muoiono, nonostante la buona volontà di chi voleva aiutarli, e questo lutto va messo in conto. Questo libretto è sicuramente utile e comincia a coprire una lacuna. Disturbano un po' gli errori di stampa, che però non incidono sulla comprensione del testo. Alcuni consigli appaiono rischiosi, per esempio l'immobilizzazione delle ali con il cerotto o le nutrizioni forzate. Insistentemente gli autori consigliano di rivolgersi a un veterinario "con un minimo di esperienza in animali selvatici", ma questi professionisti sono ancora pochi, si stanno formando in questi ultimi anni, anche grazie ai centri di recupero delle associazioni ambientaliste. N. 4, PAG. 50 Genova 1992, interventi, tra gli altri, di Mario Vegetti, Libane Bod-son, Stella Georgoudi, Giuliana Lanata, Patrizia Pinotti, Giorgio Camassa e Giuseppina Santese). Quando Pitagora parla di una fratellanza tra uomo e animale si scoprono le origini del vegetarianismo: animale e uomo sono animati e devono vicendevolmente rispettarsi, mentre ciò che è inanimato, seppur vivente, può essere mangiato senza limite etico. Particolarmente interessante appare la nozione lucreziana di tutela dell'animale da parte dell'uomo, essere superiore sì, ma protettore rispettoso di vite non umane. Quando l'animale è sacro si impara che non è esclusività del ricco ed eccentrico americano di oggi dedicare al suo cane una stele funeraria. Una divertente illustrazione ci mostra la pietra tombale di Helena, amata cagnetta di età romana. L'atteggiamento positivo verso gli animali si scopre nei testi antichi di chi li alleva e li cura: come agricoltori e cacciatori che dimostrano particolare attenzione per la salute e l'ambiente di animali utili al mantenimento stesso dell'uomo. Vige da sempre la regola che chi riconosce diritti agli animali è l'uomo che sta loro accanto e che, osservandoli, non può fare a meno di provare un qualche vincolo affettivo. Aristotele stesso dissezionava gli animali per scopi scientifici e tassonomici, scoprendo con malcelata amarezza quanto la scimmia fosse simile all'uomo. Ma le sue osservazioni sul loro comportamento, la proto-etologia, sono state spesso alterate e parzialmente reinventate, come nel medioevo, per servire da esempi morali. Chi più di altri nell'antichità ha scritto con rispetto e amore sugli animali è Plutarco, attribuendo loro intelligenza e razionalità, filantropia e benevolenza, affettività con i consimili e con l'uomo, prospettando il rifiuto della caccia e del cibarsi di carne. L'affinità naturale che viene così a stabilirsi, tra animale e uomo, getta le basi per un rapporto giuridico che li vincola reciprocamente. E sebbene sia evidente che gli antichi non parlavano di ambiente, etologia, o di vivisezione nei nostri termini attuali, l'estrema modernità delle loro argomentazioni permette di riproporle oggi come testimonianza storica dell'eterno, talora meraviglioso, talora terribile, rapporto tra animale e uomo. 1/1995 DONNE, TRA NATURA E CAPITALE Tre saggi di Ariel Salleh, Mary Mellor, Mariarosa Dalla Costa Capitalismo Natura Socialismo Datanews 00184 Roma, \'ia S. Erasmo, 15 (06) 70450318/9, Fax 70450320 Piccoli amici di cassonetto di Claudio Carere Fulco Pratesi, Nuovi clandestini in città, Parole di cotone, Milano 1994, ili. di G. Maschietti, pp. 15, Lit 2.500. Il fenomeno dell'inurbamento animale — definito come la colonizzazione degli ambienti urbani da parte di alcune delle specie di fauna selvatica — è tra i più affascinanti se si tiene conto che esso è relativamente recente e in rapida crescita, il che consente di studiare il fenomeno con tutti i risvolti ecologici, etologici e biogeografici che comporta. Dato che i primi agglomerati urbani risalgono a circa cento secoli fa, l'inurbamento di piante e animali riguarda periodi che costituiscono frazioni minuscole nella storia delle specie. A vent'anni di distanza dall'uscita del suo libro (Clandestini in città, Einaudi, 1975), testimonianza appassionata e ante litteram del fenomeno dell' inurbamento animale, Fulco Pratesi, personaggio in prima linea nelle battaglie per la difesa dell'ambiente, offre un appetitoso aggiornamento sui nuovi arrivi nelle nostre città. E "Naturabilia", progetto editoriale di Parole di cotone interamente dedicato alla natura in collaborazione con il Wwf, propone una collezione di opuscoli — rigorosamente in carta riciclata e a costo contenuto —-, T-shiris e oggetti vari con tracce e idee per la raccolta di dati naturalistici; l'intenzione dichiarata è quella di promuovere un'educazione ambientale costruttiva in un paese il cui retaggio culturale ha da sempre relegato la natura a res nullius. Tra i fascicoli, oltre a II libro dei semi e Come raccogliere le foglie, la rassegna di Pratesi sui nostri nuovi "concittadini" di pelo e di piu- me. A quanto parrebbe, per loro la situazione dal 1975 a oggi è molto cambiata: in meglio, per fortuna, vuoi per una maggior sensibilità verso tematiche ambientali e animali, il cui merito va indubbiamente alle associazioni protezionistiche piuttosto che alle istituzioni pubbliche "di competenza", vuoi per ragioni prettamente eco-etologiche: abbondanza di cibo, tranquillità, temperature sensibilmente più elevate rispetto alle campagne limitrofe e possibilità di rifugio e di allevare prole in quell'insieme di rocce e cavità che l'uomo mette a disposizione — a sua insaputa — degli animali clandestini. Fra i nuovi aficionados della giungla d'asfalto Pratesi riporta (e chi meglio di un architetto-ecologo potrebbe farlo?) scoiattoli commensali dell'uomo urbanizzato che banchettano nei cestini portarifiuti di Villa Ada a Roma, faine a caccia di ratti e colombi sui cornicioni degli edifici medievali di Gubbio e Siena; e anche volpi intrepide che — assunte a costo zero dalle aziende di nettezza urbana — ripuliscono i cassonetti dell'immondizia delle periferie urbane. Il tutto corredato da illustrazioni di ottima fattura. Ma, a causa della minor difficoltà nell'eludere barriere antropiche, gli uccelli restano i più disinvolti e visibili frequentatori degli ambienti urbani: così gli aironi cenerini, che nelle nostre campagne s'involano spaventati — solo a scorgerli — da centinaia di metri di distanza, possono scegliere di radunarsi in un dormitorio presso Piazza del Popolo a Roma senza che nessuno (a esclusione dell'architetto-eco- Pronto soccorso bestiale di Anna Mannucci