terre, le quali tendono ad essere sempre più convinte, dalle politiche centraliste, che l’Europa sia solo quella del Nord. Ma si tarda ad accogliere queste richieste ed intravedere queste politiche. Nell’ultimo incontro che c’è stato tra il Ministro degli Interni Napolitano – pur attento a questo fenomeno e che per fortuna ha detto chiaro e tondo, a chi cercava di tirare la volata per militarizzare le frontiere nel Salento, che non se ne parlava proprio –, questa soluzione non è stata recepita. Né compare nei lavori ed accordi che ci sono stati in questi giorni di preparazione della nuova ed attesa nuova legge organica sull’immigrazione. Eppure non è una richiesta isolata, è partita da tutto il movimento democratico e solidale, da tante delle associazioni laiche e religiose e dalla Rete antirazzista. Un’altra questione – sebbene allo stato è più una richiesta di principio – è l’abolizione dei visti d’ingresso rilasciati dalle ambasciate per tutti i paesi là dove siano previsti. Una questione non soltanto albanese: in tutto il mondo sono un business – peraltro in molte parti del mondo venuta alla luce in tutte le sue squallide implicazioni – per organizzazioni della delinquenza locale e settori delle ambasciate. Nella distribuzione non si rispetta alcuna delle logiche per cui il visto è previsto se non quella del denaro, delle clientele. E, ricordiamolo, sono soldi che, nella stragrande maggioranza, finiscono nel circuito della criminalità organizzata e gli interessati, per procurarseli, spesso sono costretti ad attività illegali e/o ad un supplemento di sacrificio. Con l’ottimo paradossale risultato di avere una selezione capovolta nell’indirizzo dei flussi migratori. Tutti abbiamo avuto modo di vedere cosa succede vicino alle ambasciate, in Nigeria come in Senegal, a Tirana come a Mosca: file di poveracci e stuoli di avvoltoi, scene che non vorremmo mai vedere. Il fatto che si perseveri, che resistano usi ed abusi di questo tipo, che nulla si muova per affrontare e smuovere contraddizioni così stridenti è preoccupante. Evidentemente è difficile sradicare anche i piccoli privilegi, sebbene costino così tanto alla povera gente. Collegata in subordine all’abolizione dei visti d’ingresso è l’ultima questione di cui vorrei parlarvi: quella dei visti d’ingresso per il lavoro stagionale. Anche di questo problema si era parlato sin dalla passata legislatura e sembrava che stesse per andare in porto, dopo una serie d’incontri intergovernativi, ma successivamente se ne è perduta memoria. Tenete presente che, per motivi geografici, per me è molto più 34