servizio. C'erano persone fuggite dall'Albania per la loro posizione politica e c’erano dei poveracci che erano riusciti a scavalcare le recinzioni. Noi abbiamo dovuto gestire questo problema, qui in città. Ogni città aveva avuto la sua quota: quaranta, ottanta immigrati gestiti a livello regionale. Non vi fu alcun problema di rapporti, sennonché non si conosceva nulla dell'Albania, del tipo di popolazione, dell'area da cui arrivavano. Queste persone fuggivano verso il luogo della libertà, l’Italia era la bandiera della libertà, il luogo del sogno. C'era una grande ingenuità da parte di questi immigrati; alcune persone motivate anche culturalmente c’erano, però dietro questa scelta c’era soprattutto una grande voglia di consumismo, di fuga. La seconda ondata aveva le medesime caratteristiche, cioè di essere arrivata (in primavera e in estate 1991) con voglia di libertà in Italia, il paese dove si può comprare, si può consumare. La cosa più conosciuta da tutto il gruppo che è venuto a Torino era una trasmissione notturna che si chiamava "Colpo Grosso", fatta su non so quale rete televisiva: questa era l’Italia, l’Italia degli spogliarelli, l’Italia dove c’era tutto quello che mancava in Albania. Di fronte alla dura realtà, però, c'era stata tutta una serie di riflessioni, di ripensamenti. Nessuno però è rientrato. Questo secondo gruppo è stato difficilissimo da gestire, proprio perché vantava continuamente diritti di rifugiato che lo Stato avrebbe dovuto riconoscere. E cominciato già in quel momento lo scontro con la popolazione: il rumore e la precarietà degli ospiti negli alberghi, le ubriacature della sera, le tensioni, le violenze, l’inserimento nella microcriminalità. Questi primi due gruppi sono stati la base della criminalità organizzata albanese a Torino ed in Piemonte, così come lo erano stati già al loro paese. Ci sono poi state varie ondate successive. Io ho assistito anche alla terza ondata, quella proveniente dalla nave bloccata in Puglia. Mi ricordo quando alle nove del mattino del 15 agosto 1991 abbiamo atteso il treno con gli immigrati e poi la notte sono stati reimbarcati. In pratica noi abbiamo lavorato giorni e giorni per riuscire a sistemarli, poi li hanno portati in una caserma a Lombardore, e di qui la notte sono stati reimbarcati per l'Albania su aerei militari. Si è parlato molto degli albanesi, ma nessuno parlava con gli albanesi. Questo è secondo me un dato importante: non si sapeva che cosa pensassero, chi fossero, da quali località arrivassero, cosa facessero al 36