Ceris-Cnr, Serie Speciale, W.P. N° 18/2004 redditività delle vendite (il ROS varia da 5,4% a 4,4%), per quanto anche il tasso di rotazione abbia avuto una riduzione (da 2,102 a 2,019). Il ROS delle imprese del campione di confronto si è praticamente mantenuto stabile è ciò può essere messo in relazione con la loro più limitata riduzione della performance reddituale. Il deterioramento del ROI operativo piemontese deve essere pertanto attribuito a ragioni riguardanti l’efficienza gestionale ed il controllo dei costi piuttosto che a ragioni inerenti il grado di rotazione dell’attivo operativo e la sua trasformazione di volumi di vendite. La ridotta capacità reddituale, di conseguenza, determina per le imprese manifatturiere piemontesi una accentuata e crescente distruzione di valore tale da non consentire una adeguata rimunerazione del capitale di rischio. La tendenza è quella al deterioramento progressivo della performance, dal momento che la ripartizione del valore aggiunto non è sufficiente a retribuire tutti i fattori produttivi. Infatti, in rapporto al valore aggiunto, la distruzione di valore passa da –2,7% nel 1999 a –6,1% nel 2002, mentre nel campione di confronto tali valori variano da –0,5% a –1,3%. Unico elemento di analisi in cui le imprese piemontesi hanno migliorato gli indici di bilancio e non differiscono in modo sostanziale dal campione di confronto riguarda la situazione finanziaria-patrimoniale, sebbene la dinamica temporale evidenzi performance sensibilmente inferiori. Ad esempio l’indice di indebitamento o leverage, ottenuto dal rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto, in tutte le regioni è diminuito, ma in Piemonte in misura minimale (–1,1 punti percentuali), nelle altre regioni di almeno 10 punti percentuali. Medesime considerazioni sono valide per l’equilibrio patrimoniale, le imprese aventi una struttura squilibrata sono diminuite, da 29,8% a 26,8%, ma in misura minore rispetto al campione di confronto, da 31,9% a 24,4%. Per quanto riguarda la ripartizione dei campioni secondo criteri territoriali, dimensionali e settoriali si evince che: − la situazione piemontese, in termini comparati, è in gran parte attribuibile alle crescenti difficoltà manifestatesi nella grande impresa che non ha trovato nello sviluppo della locale media e piccola impresa un adeguato avvicendamento. Solo le micro imprese denotano posizioni finanziarie-reddituali in linea con le pari dimensionate imprese del campione di confronto, ma ottengono performance di sviluppo sensibilmente inferiori. − non è possibile rilevare la presenza di uno o più settori il cui posizionamento competitivo rispetto al campione di confronto sia andato migliorando nel corso del qua- 6