Ceris-Cnr, W.P. N° 6/2006 La rete di ricerca del CNR ha subito, nel corso degli ultimi anni, un processo di riorganizzazione attraverso accorpamenti e dismissioni. Nel 1999 c’erano 316 organi di ricerca tra Istituti e Centri (questi ultimi erano strutture di ricerca che operavano all'interno delle Università ed in sinergia con esse). Il processo di riorganizzazione innescato dal Decreto legislativo 19/1999, ha dato luogo alla creazione nel 2001-2002 di 108 istituti, ridotti a 104 negli ultimi anni (Tab. 3) e sono articolati in sedi principali e sezioni territoriali (Fig. 4). Con il Decreto legislativo 123/2003 è stata attuata una nuova riforma che ha accorpato enti già esistenti (ad esempio l’Istituto nazionale di fisica della materia, l’Istituto nazionale di ottica applicata e l’Istituto di diritto agrario internazionale e comparato) e ha decretato invece la fuoriuscita dalla struttura CNR di alcuni istituti come quello di Metrologia di Torino. Nel 2006 i laboratori della rete scientifica del CNR si attestano a 104 unità, con la previsione di una ulteriore riduzione attraverso altre aggregazioni. La struttura del CNR fino alla seconda riforma (Fig. 5) evidenzia un mix tra due forme organizzative: quella funzionale relativa all’Amministrazione centrale e quella divisionale riferita ai vari Istituti in cui i prodotti delle divisioni sono rappresentati dalle aree o linee di ricerca in cui gli Istituti sono impegnati. In questo il CNR appare sostanzialmente simile agli omologhi enti di altri paesi. La maggiore differenza è invece relativa al fatto che gli Istituti, guidati da un direttore, sono formati da una sede centrale e quasi sempre da sedi minori, sparse su tutto il territorio e gestite da un responsabile nominato dal direttore. Queste sedi distaccate che prima erano istituti e/o centri di piccola dimensione sono nate dopo la prima riforma del 1999 e, alcune attività che svolgevano sono state trasferite alle sedi principali con conseguente aumento di oneri per queste ultime strutture e diminuzione di autonomia delle prime. Proprio questa articolazione territoriale degli istituti rappresenta una fonte di difficoltà gestionale ed organizzativa e soprattutto nell’immediato non ha comportato evidenti migliorie sul piano del coordinamento scientifico per la rilevante autonomia di cui le sedi decentrate hanno continuato a godere. Di qui le maggiori critiche alla riforma del 1999 e la promozione di una seconda riforma. Figura 4: Distribuzione della rete del CNR sul territorio nazionale nel 2003 13