(studente cinese, Triennale in Ingegneria Meccanica, Politecnico di Torino). Sovente a dare assistenza e a fornire orientamento, anche dopo il conseguimento del titolo di studio, sono ancora una volta le associazioni di immigrati presenti sul territorio torinese, che o restano -per chi già le frequentava- o diventano il punto di riferimento per molti di coloro che decidono di rimanere in Italia. Secondo le associazioni questa carenza di efficienza nel sistema burocratico italiano rappresenta uno degli ostacoli rispetto alla decisione di rimanere in Italia per motivi di lavoro, in seguito agli studi. "Tutte le questioni amministrative le abbiamo risolte come associazione: documenti per la conversione del permesso di soggiorno, assistenza sanitaria, residenza, patente, macchina, assicurazione, matrimonio. Ci sono moltissime cose a cui bisogna pensare che, finché tu non decidi di rimanere non ci pensi neanche. Dal momento che decidi, ci sono mille cose da fare, quindi se c'è qualcuno che da assistenza in tutto è un punto in più per rimanere." (associazione ANGI). La terza barriera consiste nella presenza di alcuni ostacoli specifici all'integrazione dei giovani immigrati high-skilled in ambito lavorativo. In particolare, alcuni studenti di Medicina raccontano di aver riscontrato resistenze e di essere stati vittime di discriminazione e pregiudizi nel corso di tirocini curricolari, così come nel reperimento di lavoro in contesti extra-curricolari. "Ora sto cercando un lavoro. Prima facevo volontariato nella Croce Verde di Rivoli. Ho mandato il cv alla Croce Rossa e Croce Verde di Rivoli, di Torino, di Grugliasco e di Orbassano. Ma nessuno mi ha preso. Dipende da come ti guardano appena ti vedono. Spesso ti vedono come uno spacciatore o come uno che non ha soldi non ti vedono come uno che può pensare, ragionare, che può riflettere e scrivere anche qualcosa. Non tutte le volte ti accettano." (studente camerunese, Medicina e Chirurgia, 5° anno, Università degli studi di Torino.) "Molti medici italiani dei corsi non ti guardano in faccia. Rispondono alle tue domande perché sono obbligati a farlo, perché sono insegnanti ma non ti guardano per niente. Oppure rispondono alla tue domande guardando un altro studente. Sto parlando della maggior parte dei casi, non di tutti." (studente camerunese, Medicina e Chirurgia, 4° anno, Università degli studi di Torino.) "Ho fatto un tirocinio. Io non so se i professori lo fanno apposta. A volte non ti trovi bene in tirocinio. Eravamo in due con un professore. Io facevo tantissime domande e per avere una risposta dovevo aspettare ore, il mio collega invece non aveva neanche bisogno di fare la domanda, che aveva già la risposta. Il medico quando ci parlava, in realtà parlava solo al collega, non a me. Solo il primario mi trattava normalmente, ma gli altri no. Dopo un po' non ci volevo più andare. Guardavo, ma nessuno mi considerava, solo il primario. Io facevo tante 83