Irescenari LE PROSPETTIVE DEL SUD-OVEST Fig. 2 – Valore delle esportazioni per abitante nelle province piemontesi, 1997-2007. Indice, Italia = 100* 220,0 200,0 1997-2007* 180,0 160,0 140,0 120,0 100,0 80,0 60,0 40,0 20,0 0,0 Piemonte Torino Vercelli Novara Cuneo Asti Alessandria Biella V.C.O. * Il dato 2007 è stimato in base all’andamento gennaio-settembre Fonte: elaborazione su dati ISTAT Lo stesso vale per l’economia astigiana, che tra il 1997 e il 2006 ha accresciuto del 29,4% le sue esportazioni, in termini reali, sia pur partendo, come già accennato, da un livello piuttosto basso. In questo incremento ha giocato un ruolo significativo il settore alimentare (+8,5%, di cui +5,6% per le bevande), ma un impatto ancor maggiore hanno avuto i prodotti in metallo (+11,1%), cui si affiancano le maggiori vendite nel comparto dei mezzi di trasporto (+4,4%). Se confrontati con gli andamenti stagnanti o recessivi di alcuni territori a tradizionale specializzazione manifatturiera, questi dati ci testimoniano il processo di rilocalizzazione della produzione industriale in atto nel contesto regionale piemontese. Come già anticipato, il lato debole del quadrante è però rappresentato dalla dotazione di infrastrutture. In verità esso riguarda prevalentemente il territorio cuneese, che però comprende le realtà locali a maggior dinamismo economico del contesto analizzato; esse restano quindi prive del necessario supporto di base, mentre le dotazioni dell’Astigiano, soprattutto per quanto riguarda le linee di trasporto che lo attraversano, rischiano di avere un impatto relativamente ridotto in termini di opportunità di crescita produttiva. Le stime sulla dotazione infrastrutturale delle province elaborate dall’Istituto Tagliacarne evidenziano un deficit per la provincia di Cuneo pari al 45% del livello medio nazionale, riscontabile tanto nell’ambito delle infrastrutture economiche che di quelle sociali. La rete stradale e quella ferroviaria appaiono sottodimensionate, con un gap che si è sensibilmente allargato nel corso dell’ultimo decennio. L’accessibilità a porti e aeroporti risulta sconfortante, e le stesse reti immateriali (telematiche, bancarie, energetiche) evidenziano elementi di debolezza. Si tratta di una situazione ben nota, e da tempo si discute il fatto che nonostante queste defaillance il territorio cuneese abbia saputo esprimere negli ultimi due decenni così ampi processi espansivi. Il parere di autorevoli osservatori è però – per questo territorio, come per alcune realtà provinciali del Nord-est italiano – che il deficit infrastrutturale potrebbe tradursi in un potente fattore di paralisi ora che la crescita dei territori ha concluso il suo decollo, e sta attivando dinamiche ricorsive di autoalimentazione a fronte delle quali l’assenza dei servizi di base potrebbe trasformarsi in una camicia di Nesso. Per con6