4. I POSSIBILI SCENARI sformazioni. La dicotomia rete integrata versus attivazione molecolare costituisce infatti un possibile riferimento capace di dar conto dei processi in atto in questa parte della regione. In questo ambito territoriale sono infatti presenti significative e interessanti esperienze che hanno saputo trarre vantaggio dal costituire reti e momenti di integrazione, tra attori e/o settori di natura diversa. Tra i possibili esempi positivi si colloca il sistema Artea avviato nel campo dei beni e delle attività culturali. Avviato nel 2000, ha riscosso significativi risultati nel tentativo di sviluppare strategie di valorizzazione integrata del territorio attraverso il recupero e la promozione del patrimonio artistico culturale e architettonico. L’esperienza ha consentito di superare i limiti di una gestione localistica e frammentaria del patrimonio culturale attraverso la codecisione degli interventi. Un altro esempio interessante è costituito dalla filiera vitivinicola, uno dei settori produttivi maggiormente strutturati in cui si formato un sistema di relazioni complementari e integrate tra soggetti diversi e attivi nelle diverse fasi del processo produttivo (produzione, distribuzione, ecc.). Si tratta di due vicende molto diverse (per settore, natura dei soggetti, ecc.) in cui tuttavia è rintracciabile, quale caratteristica comune, la capacità di dare forma ad azioni interorganizzative integrate. L’analisi della progettualità locale evidenzia numerose iniziative che tendono a dare avvio a esperienze di questa natura; il progetto PASS indicato nel Piano strategico del Comune di Cuneo, il processo volto a ottenere il riconoscimento UNESCO (per non citare che i principali) sono esempi di interventi che mirano a sostenere processi di integrazione tra settori (ricerca, sanità, agroalimentare, logistica, formazione, ecc.) e dotazioni territoriali (prodotti di qualità, beni paesaggistici, ecc.). l continuo richiamo alla necessità di attivare reti di relazioni tra attori locali quale condizione essenziale per promuovere lo sviluppo di un territorio è diventato ormai un luogo comune (talora anche un po’ abusato), tanto nella letteratura specialistica così come negli strumenti di programmazione. Pur non costituendo questa variabile (la rete di relazioni) condizione sufficiente per la promozione dello sviluppo di un territorio o il decollo di un settore produttivo è tuttavia abbastanza ovvia la sua rilevanza quale elemento non indifferente nei processi di trasformazione. La sfida in questi casi tuttavia non riguarda la sola e semplice costruzione di un network (quale esso sia) bensì la formazione di reti di interazioni ad hoc opportunamente progettate e governate. Un contributo decisivo alla costituzione di reti integrate può inoltre provenire dalla realizzazione delle infrastrutture. Il dinamismo produttivo cuneese e l’elevata accessibilità astigiana potrebbero infatti saldarsi positivamente grazie alla costruenda autostrada Asti-Cuneo. La realizzazione di alcune linee ferroviarie minori rappresentano interessanti strumenti per connettere (e valorizzare) alcune aree del quadrante e quest’ultimo con territori a esso confinanti. Una sfida per il prossimo futuro riguarderà infatti la capacità di unire il territorio di quadrante da un lato con la Liguria (in particolare con il sistema portuale di Savona che può costituire una via di uscita per le locali produzioni agroalimentari) e dall’altro con la Francia meridionale (valorizzando alcuni caratteri comuni dei territori di frontiera). Un terzo parametro di riferimento per interpretare le dinamiche del quadrante ruota attorno alla dicotomia autoreferenzialità versus apertura. Come è stato più volte evidenziato, in questa area sono presenti notevoli specializzazioni (manifatturiere e non) caratterizzate da un relativo isolamento reciproco, un marcato e diffuso individualismo imprenditoriale, ridotte connessioni con il contesto locale e inserimento in filiere transregionali e/o transnazionali. Si tratta di aspetti che, nel medio e lungo periodo, possono incidere sia positivamente che negativamente. Il relativo isolamento reciproco può infatti essere letto in chiave positiva poiché il successo o il fallimento delle singole iniziative tenderà a essere reciprocamente indipendente e quindi a non unire in futuro i destini di diverse specializzazioni e/o imprese (e lo stesso ragionamento vale per lo scarso radicamento locale). Nel contempo, questa relativa indipendenza, in parte associata all’individualismo imprenditoriale, rischia di non far emergere possibili spazi di cooperazione e di ostacolare eventuali sinergie tra soggetti locali dalle quali, se ben governate, possono invece sorgere benefici reciprocamente vantaggiosi e positive esternalità diffuse sul territorio (spill-overs) A questi schemi di azione auto29