A. Pronti familiare che rappresenta circa l’80% delle unità produttive totali agricole dello stato (Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística-IBGE, 2006). La ricerca è stata realizzata fra il 2012 e il 2014 nei comuni di Simonesia, Sao Joao do Manhuaçu, Caratinga e Manhuaçu. L’economia dei quattro comuni analizzati dipende quasi esclusivamente dalla produzione di caffè, ponendo quindi gran parte degli abitanti della regione in una posizione di vulnerabilità rispetto alla volatilità del prezzo internazionale del caffè. I comuni considerati nello studio sono prevalentemente agricoli, circa il 60% della popolazione è occupata nel settore primario e la struttura fondiaria della zona è caratterizzata dalla predominanza della piccola proprietà (fino a 10 Ha). La prevalenza dell’agricoltura familiare nei quattro comuni è elevata, le unità produttive agricole a conduzione familiare in media sono pari all’85% del totale1 (IBGE, 2010a; IBGE, 2006). Le aziende caffeicole dell’area sono caratterizzate da una gestione a livello familiare in cui tutti i membri del nucleo partecipano all’attività di produzione a vario livello, con apporto di lavoro quasi totalmente interno alla famiglia, con esclusione dei picchi di domanda di lavoro stagionali come la potatura, la raccolta o il rinnovamento di parte della piantagione in cui può essere assunta manodopera esterna. Un classico esempio può essere rappresentato da un’azienda in cui i figli che hanno una occupazione esterna lavorano solamente nelle fasi di raccolta o potatura, mentre il padre e un figlio occupato stabilmente in azienda curano la gestione della produzione in modo costante e la madre si occupa dell’allevamento di piccoli animali e della gestione delle colture orticole, oltre ad aiutare in alcune mansioni stagionali come ad esempio la raccolta e l’essicazione del caffè. Nel caso in cui i componenti della famiglia, e i parenti più prossimi, non riuscissero a soddisfare le esigenze di lavoro durante la raccolta l’azienda potrebbe assumere manodopera esterna per alcune settimane. Solitamente le aziende agricole locali non utilizzano attrezzature meccanizzate, privilegiando invece principalmente lavorazioni manuali per motivi economici. Le superfici disponibili ad uso dell’azienda tipica sono solitamente di piccole dimensioni da 1 a fino a 15 ettari, con aree dedicate principalmente alla coltivazione di caffè in monocultura a pieno sole senza ombreggiamento e utilizzando metodi convenzionali caratterizzati da alti quantitativi di input chimici. Il prodotto principale è il chicco di caffè verde per i ricchi mercati occidentali. L’unica lavorazione effettuata dai produttori caffeicoli locali dopo la raccolta del caffè è l’essiccazione, svolta in modo rustico lasciando le bacche al sole a terra, mentre le fasi precedenti di spolpamento e lavaggio sono solitamente realizzate da contoterzisti. Nessun tipo di tostatura e lavorazione successiva viene effettuato sul prodotto, se non sulle parti di raccolto a basso valore di mercato da rivendere tra canali informali familiari. I raccolti di caffè verde vengono comprati da intermediari locali con differenti prezzi rispetto alla qualità del prodotto. A loro volta gli intermediari immettono in canali commerciali maggiori il caffè fino ad arrivare nei magazzini delle principali città portuali del paese. L’area di studio risente di una forte dipendenza dall’economia del caffè. Secondo un’analisi dei dati del censimento 2010 dell’ Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE), la produzione agricola totale dei comuni analizzati era di 54 mila tonnellate di caffè, l’area coltivata era di circa 40 mila ettari, circa il 99% dell’area coltivata totale, con un valore totale prodotto di 260 milioni di Reais (pari a circa 72 milioni di euro), pari in media al 97, 2% del valore della produzione totale dei quattro comuni considerando l’intera filiera di produzione (IBGE, 2010b; IBGE, 2006). Il settore del caffè è caratterizzato da una forte concentrazione lungo la filiera nelle fasi successive al raccolto e da una forte volatilità dei prezzi di mercato dovuta a fattori esogeni rispetto alle attività agricole e non direttamente controllabili né prevedibili dagli agricoltori come produzioni di altri paesi, condizioni climatiche, stagionalità e mercati finanziari (FAO, 2004; Vorley, 2003; ICO, 2011a; ICO, 2011b; ICO, 2011c; ICO, 2010). Per i piccoli produttori locali ciò si 1 Nell’area considerata la presenza di nuclei produttivi su base familiare è ben superiore a quella dei grandi produttori, le conduzioni agricole familiari nel 2010 ammontavano a un totale di 5. 899 unità contro le 1. 046 di grandi produttori agricoli (IBGE 2010b; IBGE 2006). 5