Executive summary comunque piuttosto stabili rispetto ai periodi precedenti, il che fa supporre che ciò sia avvenuto soprattutto per la diminuzione dell’attività (fatturato) che le imprese hanno dovuto sopportare. Le imprese si sono trovate di fronte alla necessità di finanziare la gestione corrente con minor autofinanziamento: quelle che hanno aumentato il credito bancario spiegano come ragioni principali l’insufficienza del ciclo attivo-ricavi e i ritardi negli incassi. In questa situazione non è facile distinguere la domanda dall’offerta di credito bancario ovvero l’entità della stretta creditizia, pur verificatasi, rispetto agli effetti della caduta dell’attività (che in alcuni comparti ha assunto la dimensione del crollo) sulla domanda di credito. In proposito una recente indagine della Banca d’Italia dimostra che circa il 30% delle imprese industriali e dei servizi con oltre 20 addetti nel 2010 avrebbe desiderato un maggior indebitamento, una percentuale sensibilmente superiore non solo al periodo antecedente la crisi (erano 8% nel 2007) ma anche rispetto al 2008 ed al 2009 (rispettivamente il 16,1% ed il 12,8%). Secondo l’indagine della Banca d’Italia circa un terzo delle imprese (del campione) 29,64 avrebbero voluto aumentare l’indebitamento bancario nel 2010 o altri intermediari. Di queste la quasi totalità (27,4%) ha effettivamente fatto richiesta. di queste l’11% era disposta a sopportare condizioni più gravose, di queste il 6,7% non l’ha ottenuto totalmente o parzialmente. L’ulteriore elemento è l’allungamento delle posizione debitoria delle imprese avvenuta attraverso una ristrutturazione del debito attraverso politiche di consolidamento nelle quali ha avuto un ruolo importante la misura della sospensione dei pagamenti (avviso comune ABI) congelando la quota in conto capitale delle rate di mutui e del leasing. Importante è risultato anche il ricorso alle forme di ristrutturazione del debito previste dalle nuove norme della legislazione fallimentare, che peraltro riscontrano ancora difficoltà ad un pieno utilizzo dovuto anche alla diffidenza, ancora da superare, insita nei rapporti fra banche ed imprese. A questo proposito, si sottolinea come sia necessario un ulteriore sforzo per ridurre le asimmetrie informative nei rapporti fra i due soggetti, destinati ad una maggior intensificazione sia per le difficoltà portate dalla crisi sia per la normativa di vigilanza attuale e prospettica (Basilea3). Un compito nel quale i Confidi, soprattutto, e gli intermediari consulenti d’impresa dovranno svolgere un ruolo sempre più qualificato. 1.3 La crisi nel settore manifattu riero, vista attraverso i bilanci Per comprendere alcuni effetti della crisi e trovare indicazioni sulle determinanti microeconomiche della perdita di produzione, abbiamo costruito diversi modelli econometrici sulle variabili di bilancio di un ampio campione di imprese, stimati distinguendo tra il periodo precedente la crisi (2005-2007) e quello di piena crisi (2007-2009). 11