discussione sono state effettuate negli Stati Uniti, dove la semplificazione della scelta elettorale avrebbe teoricamente dovuto facilitare l’opera di persuasione dei media. Come invece sia emerso M persistente ruolo del gruppo primario e del leader d’opinione, è già stato ricordato; e a maggior ragione questo ruolo è operante nel caso dell’Italia, in presenza cioè di un ambiente tradizionalmente assai meno unitario, sotto l’aspetto ideologico, sociale, culturale, di quello americano. I risultati delle elezioni del 1963 — le prime elezioni politiche generali in cui la televisione abbia affiancato i tradizionali mezzi di propaganda — lo dimostrano a sufficienza: irrilevanti gli spostamenti di voti rispetto alle precedenti consultazioni politiche del 1958, e comunque registrati sia nelle zone ad alta diffusione di abbonamenti televisivi che in quelle a bassa diffusione; spostamenti, inoltre, evidentemente motivati da considerazioni di stretta opportunità politica e non collegabili all’opera di persuasione svolta dai partiti, sia pure tramite un mezzo di comunicazione popolare e suggestivo come la televisione. Beninteso, si tratta qui di conclusioni certo corrette ma probabilistiche, nella misura in cui non sono sostenute e convalidate da un’apposita ricerca; tuttavia, se è deprecabile in linea generale che in Italia l’area delle ricerche sociologiche sui mass media sia così scoperta, la fiducia nell’opportunità di una simile indagine può definirsi quanto meno illusoria. In effetti, essa dovrebbe investire l’intero elettorato italiano, esaminare tutti i mezzi di propaganda politica e tutto quanto ha attinenza con la vita civile del paese: oggetto d’analisi estremamente frazionato e sfuggente, e in ogni caso ancora inadeguato a fornire le motivazioni di un mutamento di voto. Non ne deriva necessariamente che indagini sul rapporto tra televisione e opinioni politiche del pubblico siano inutili o irrealizzabili; la rinuncia a ricercare ipotetici effetti autonomamente indotti dalla televisione sull’elettorato non esclude infatti altre direzioni di indagine. In futuro, conclude l’A., la ricerca dovrebbe soprattutto individuare « quali generi differenziali di informazioni offra la televisione (e la radio) rispetto agli altri strumenti di informazione di cui i cittadini si servono nel processo di formazione o di conferma delle loro scelte elettorali » (pag. 60). Milly Buonanno L'adozione in Italia Bianca Guidetti Serra, Felicità nell’adozione, Ferro Ed., Milano, 1968, pp. 269. La felicità nell’adozione è frutto di una piena consapevolezza delle numerose e complesse implicazioni, sociali, psicologiche, giuridiche, che il processo dell'adozione comporta. E’ questa convinzione che ha spinto Bianca Guidetti Serra ha mettere a disposizione del più largo pubblico 129