legislazione dell’apartheid; il volume è stato pubblicato nel 1968 come contributo all’Anno dei Diritti dell’Uomo, in considerazione del fatto che la dichiarazione delle Nazioni Unite richiede l’abolizione di qualsiasi discriminazione razziale da parte dei governi degli stati membri. E’ anche in linea con la convenzione dell’UNESCO di combattere ogni discriminazione nell’educazione, e con la dichiarazione del 1966 in favore di una cooperazione intellettuale internazionale, ambedue basate sulle premesse, affermate nel 1964, che « il concetto di razze superiori e razze inferiori non è giustificabile » alla luce delle nostre odierne conoscenze. Mentre è ovvio a tutti che l’apartheid si riflette per forza in ogni campo: educazione, scienza, manifestazioni culturali (religione, letteratura, biblioteche, teatro e sport), come pure sui mezzi di comunicazione di massa, fino ad oggi non avevamo in proposito dati precisi. Questo studio non parte da affermazioni di carattere generale, ma ci dà statistiche che rivelano le spese per l’educazione di bianchi e non bianchi, i livelli di istruzione e di occupazione distinti per gruppi etnici (cioè bianchi, mulatti, africani e asiatici). Ci fornisce un analisi del contenuto dei libri di testo scolastici, ci dà cifre sulla consistenza e uso delle biblioteche pubbliche, sull’addestramento e preparazione degli insegnanti, e sulle risorse di educazione degli adulti. Mentre questi dati sono interessanti di per sè, in quanto costituiscono una misura della discriminazione razziale (finalizzata a mantenere alcuni gruppi etnici al loro attuale stadio di sviluppo, in modo da avere una riserva di manodopera non qualificata) mediante indici oggettivi, gli aspetti più importanti di questo studio (non solo in ragione dei dati trovati, ma in ragione delle implicazioni teoriche nel campo della ricerca antropologica) si trovano in quei capitoli in cui i dati quantitativi vengono messi in rapporto significativo con le condizioni della scienza, della cultura e delle comunicazioni di massa. Per quanto riguarda le applicazioni della scienza (sia naturale e fisica che sociale) alla tecnologia, medicina e agricoltura, è evidente che bassi livelli di preparazione hanno come risultato una partecipazione insignificante dei non bianchi in questi campi — ma anche che la distribuzione occupazionale di tutto il paese viene al tempo stesso a soffrire per la mancanza di una istruzione più avanzata del gruppo etnico di maggioranza. Inoltre le organizzazioni scientifiche soffrono per l’esclusione dei non bianchi qualificati a causa delle leggi sull’apartheid, che ne vietano l'utilizzazione sul piano della cooperazione intemazionale e degli scambi di studiosi che essa comporta. In particolare le scienze sociali — secondo questo studio — risentono della impossibilità di raccogliere dati sul campo, in parte perché i predominanti atteggiamenti segregazionisti ne impediscono la pratica, in parte perché buona parte dei dati reperiti 134