dimensioni politiche della stratificazione erano a volte indipendenti e importanti. Queste altre dimensioni potevano cambiare senza che cambiasse la dimensione economica della stratificazione, o potevano restare immutate malgrado cambiamenti di questa. Con la sua vasta erudizione Weber illustrò questa- tesi col mostrare, ad esempio, che un gruppo di status alto, come gli Junker prussiani, continuava ad avere nelle sue mani un notevole potere politico, malgrado che la sua importanza economica fosse nettamente diminuita. Viceversa, un gruppo economico in ascesa, come la borghesia, aveva di fronte una lunga lotta prima di ottenere un grado di prestigio- sociale corrispondente alla propria posizione economica. Weber non intendeva rovesciare l’analisi di Marx, ma andare al di là di essa, e allargarne le prospettive.4 Nel nostro secolo, Titmuss ha ulteriormente perfezionato i nostri strumenti di analisi, considerando il reddito come « disponibilità di risorse durante un periodo di tempo».5 Egli fa osservare che gli utili connessi al sistema di salari e stipendi (ad es. le pensioni), come pure quelli fiscali (ad esempio la riduzione del reddito imponibile in rapporto al numero dei figli che è vantaggio più del contribuente con reddito alto che non di quello con reddito basso), e quelli derivanti dall’assistenza (prestazioni in denaro o in servizi) debbono essere inclusi in ogni discussione sulla disponibilità delle risorse. Recentemente abbiamo suggerito che i governi, in tutte quelle società in cui esistono significative ineguaglianze, dovrebbero provvedere ad accrescere non soltanto i livelli minimi di reddito, beni e servizi di base, ma anche il livello di rispetto per se stessi e quello- delle possibilità reali di maggiore mobilità sociale e partecipazione ai processi di formazione delle decisioni.6 Se vogliamo arrivare a capire meglio gli scopi dei vari programmi contro la povertà e i rapporti fra questi scopi, possiamo esaminarli in termini di: 1) quale aspetto della povertà il programma vuole affrontare (ad esempio-, quello economico, politico, educativo e di mobilità sociale, oppure le dimensioni di status della stratificazione); e 2) a chi è diretto il programma (ad esempio il programma è diretto a migliorare le condizioni sociali dei poveri — come lavoro, reddito, alloggio, salute, rispetto di sè ecc. — oppure a fare uscire alcuni dei poveri dalla loro condizione di povertà per collocarli su un altro scalino della società (per esempio attraverso programmi educativi). Il diagramma che segue può esser d’aiuto al lettore nel riconsiderare gli obiettivi che ci vengono attualmente presentati. Inoltre tale tipologia può aiutare gli scienziati sociali a pianificare i programmi, per il fatto che indica come gli obiettivi dei programmi stessi possano essere diversi e a volte contrastanti, e mette in luce taluni aspetti della povertà relativamente trascurati. Può anche aiutare nella valutazione di un programma, in quanto fornisce un quadro di riferimento dei vari obiettivi di un programma in modo evidente, e mostra i rapporti fra i vari obiettivi dei vari programmi, il che costituisce sempre il primo passo- per ogni valutazione critica. 72