ne l’Italia ha perduto molto dei suoi connotati storici (forse non quelli caratteriali). La televisione ha segnato un confine temporale, ha tracciato una linea displuviale e soprattutto, come abbiamo già accennato, ha cominciato a giocare con la memoria (e forse il fatto che abbia dissipato una porzione iniziale del suo patrimonio memorativo, va interpretato come un gesto di apparente tolleranza, come un volersi presentare in modo non troppo violento, come una cerimonia di captatio benevolentiae). Tre gesti fondamentali, tre "strappi”, sono ascrivibili alla televisione: lo Sradicamento, lo Smaliziamento e il Disvelamento (noi, ora, viviamo sotto la tutela di questi .dissesti che ci vengono presentati come Partecipazione, Opinione, Educazione). Scriveva E.A. Poe nel 1841: "La tendenza dei tempi è in questo senso. La cosa breve, tersa, condensata, facilmente circolabile, prenderà il posto del diffuso, ponderoso e ina-cessibile”; la televisione ha accelerato il distacco delle Fasi Canoniche, da un sistema di corrispondenze, ha divelto quella “prima radice” di cui parla Simone Weil. Un’invenzione come la televisione serve a cancellare tutta una serie di trapassi, a sveltire e automatizzare, ad abolire l’attitudine alla contemplazione; in cambio offre cose molto allettanti come un indubbio miglioramento delle condizioni di vita (in questo è simile al frigorifero), come un’insperata unificazione linguistica delle regioni italiane, come la sensazione di essere cittadini di un villaggio globale. La televisione restituisce sotto forma di partecipazione quel tempo (libero) che altri strumenti elettromeccanici hanno fatto risparmiare; questa nuova comunità di televedenti aveva subito fatto parlare di ricostruzione del focolare, di nuovo raccoglimento familiare attorno a un punto centrale. Ma in questo focolare succede qualcosa di sconvolgente: cessa definitivamente la vita metaforica del fuoco: “il rapporto fuoco (passione) e luce (conoscenza) viene a cessare di essere operante come simbolo di 26 quotidiana contemplazione”. La partecipazione presuppone la mancanza di passione, si nutre di sola fazione; lo aveva già segnalato definitivamente Kafka parlando dei giornali: “Vedere la storia come un cumulo di avvenimenti non vuol dire niente. Ciò che conta è il senso degli avvenimenti. E questo non lo si trova nel giornale, ma soltanto nella fede e nell'og-gettivare ciò che sembra fortuito”. La “leggibilità” della televisione sta nella sua dimenticabilità. Più che provincia dell’Impero, l’Italia si avviava a diventare una delle tante province di Erewhon. Chi guarda la Televisione, passato il primo stupore, "non è più come prima”, subisce un trauma (accolto quasi con favore) che gli fa perdere l’innocenza, diventa smaliziato nei confronti della vita. Nello stare assisi davanti al televisiore diventiamo simili aH’“uomo che sapeva troppo”; da quel momento sublimiamo il nostro destino di "segnati” con il desiderio di esprimere un’opinione, ribaltiamo una strada del nonritorno con la devozione alla loquacità delle frasi fatte (il cliché verbale è l'illusione di poter fare un passo indietro). In questo caso la televisione funziona proprio come quei "cristalli di massa” descritti da Elias Canetti in "Massa e potere”. Indubbiamente la televisione ci ha ingentilito, ci ha raffinato e ci ha anche reso un po’ esangui: la sua è un’opera di dirozzamento ma anche di svuotamento; in assenza di vitalità, l’opinione ci fa compartecipi del destino di altri, ci introduce in un intreccio allucinatorio, ma consolante, di voci. La continua presenza della televisione è giustificata dal fatto che essa si rivolge a un conglomerato umano sempre più incapace di distinguere tra la festa e la noia quotidiana (lo spettacolo era un momento che sfuggiva per definizione a questa indistinzione). La televisione di tutti i giorni esplora senza tregua il pianeta in cui viviamo; ogni inquadratura è un velo squarciato, ogni montaggio è una rasoiata che recide un filo, ogni zoomata è una mano curiosa che fruga in una cavità nascosta. A furia di rivelare, di denudare, di svellere, la