rivista, o immaginata in scritti a finalità modestamente comica, una sfilata di moda maschiel che parodiasse le sfilate di moda femminile? (...) Saggio delle battute. Tognazzi: “Questo modello, con lunghi bottoni in corno, ‘richiama’ con la sua linea, ecc. ecc.); e se non richiama con la linea, si stacca il bottone e richiama col corno” (suona il bottone, che si rivela una trombetta). Vianel-lo: “Questo modello a sacco ha la cintura morbida, cosiddetta perché è ‘in fin di vita’ (cioè, là dove finisce la vita). Tognazzi: “Il modello ‘Capriccio di buongustaio’ ha un fiore appuntato sul petto. E, se non è ‘appuntato’, è certamente brigadiere”. Per tacere d’altre piccole trovate del genere della camicia da notte per signora, fornita di campanellini per chiamare la cameriera col solo scuotere la camicia stessa mentre si ha addosso. Parodia del Musichiere in carcere. Il presentatore, al detenuto: “Che lavoro fate?”. “Sono addetto all’ingrassaggio dei motori, perché da libero facevo il grassatore”. (...) “La squadra di calcio del carcere ha perso perché il secondino, che faceva il terzino, aveva bevuto un quartino”. Benché i due simpatici comici non si siano pronunciati su questo particolare, abbiamo forti sospetti che il secondino che faceva il terzino e aveva bevuto un quartino si chiamasse Quintino. I grandi applausi del pubblico presente nel teatro dove, sotto la sapiente guida del regista Molinari, si svolgono questi ludi televisivi, non sono assolutamente da attribuire alle scritture luminose rosse che comandano “Applausi” e che di quando in quando sogliono apparire nei teatri televisivi, quando c’è pubblico. Urge l’apertura d’un secondo canale). (Finale ultimo: “Un, due tre” ha segnato il passaggio dal teatro di rivista alla rivista televisiva, dal disordine polveroso del palcoscenico all’ordine garantito del palinsesto. La forma di questo trapasso si chiama sketch: un impianto comico che consente la rapina (battute famose di film, allusioni ad avvenimenti importanti, barzellette in voga, ecc.), il modello di satira “di striscio e rimbalzo” (una satira che dimentica i dati anagrafici e gli identikit troppo fedeli) e il contrappunto ben temperato per il numero d’attrazione. Lo sketch è il radicamento nazionale come la vedette è il viaggio all’estero. E mentre la satira televisiva si attorciglia sempre di più su se stessa anche il cinema si frantuma in sketchs, portando allo scoperto quello che la televisione tende vanamente di nascondere. Couplet di congedo: “Come avete sentito abbiamo esposto il nostro programma con una canzoncina vanerella e banale. Lo abbiamo fatto apposta nel timore che, dicendole in prosa, le nostre sciocchezze possano essere scambiate per cose intelligenti, come è capitato ad altri”). “Drive in” e “Risatissima”, ma anche moltissime trasmissioni cosiddette divertenti della Rai: pura televisione delle origini! 33