L’approdo Settimanale di lettere e arti a cura di Leone Piccioni con la collaborazione di Raimondo Musu presenta Edmonda Aldini Comitato direttivo: G.B. Angioletti, Riccardo Bacchelli, Carlo Betocchi, Carlo Bo, Emilio Cecchi, Giuseppe De Robertis, Gino Doria, Nicola Lisi, Roberto Longhi, Giuseppe Ungaretti, Diego Valeri Redazione: Silvano Giannelli (Arti figurative), Luigi Silori (libri), Giulio Cattaneo (dibattiti e attualità culturali), Mario Cim-naghi (teatro), Guido Turchi (musica) Realizzazione di Enrico Moscatelli Sabato 26 maggio 1963, ore 22,20 (sul Nazionale prima e poi sul secondo) Codice Rai: C 1336, trasmissione del maggio 1963 La testata “L’approdo” comprende una ventennale rubrica radiofonica, una rivista pubblicata trimestralmente dall’ERI e la trasmissione televisiva. Giulio Cattaneo in “Insonnia”, Garzanti 1984, ci regala una preziosa descrizione di una teleintervista a C. E. Gadda. Mail racconto è soprattutto una ricostruzione, di urbanità ironica e di vivida malizia, della vita di una redazione culturale della Rai, “l’Approdo”, “un programma di mezz’ora da trasmettere in ora notturna sul secondo canale, quando la maggioranza degli italiani spegneva il televisore e non c’era pericolo di trafiggerli con una iniezione di cultura”. Il regista, la presentatrice (“faceva sfoggio di parrucche sempre più elevate fino a dare figurativamente l’impressione del pagliaio”), il curatore del programma, detto Mandrake, ¡I critico teatrale, ¡I rozzo “Vitellio”, formidabile sbafatore di colazioni coi fiocchi e gratuite, si muovono come in un acquario, illuminati dalla luce bluastra dei televisori in bianco e nero. E’ questo un piccolo ritratto di epica culturale in televisione, una sorta di risarci- 66 mento critico che la letteratura si prende sul mezzo televisivo a testimonianza di un rapporto difficile, pieno di incomprensioni e, forse, di incompatibilità. “In occasione del premio Formentor, il premiato Carlo Emilio Gadda fu invitato allo studio sette per una intervista da trasmettersi in una cornice rassicurante di dichiarazioni a suo favore. In quei giorni, temendo giornalisti zelanti e soprattutto l’arrivo del suo dispotico editore, Gadda si era allontanato di nascosto da casa sua e albergava al Santa Chiara. Aveva dato imprudentemente il suo Indirizzo a un redattore televisivo che lo sorprese mentre dormicchiava in una poltrona dopo colazione nell’atmosfera sonnolenta dell’albergo foderato di vecchi legni, cuoi e velluti. Gadda riuscì a ricacciare nella strozza un irresistibile «Puttana ¡I diavolo!» quando si rese conto dell’inutilità della sua fuga e si vide caduto dalla padella nella brace. Simulò un lieve interesse per l’intervista nonostante il palese sgomento da uomo che annega e mise diligentemente in carta le domande con la promessa di preparare le risposte scritte. Al secondo appuntamento era anche più costernato prevedendo il trambusto dello studio e in particolare paventava I trasporti dell’attrice ritratta come troppo esuberante e entusiasta, pronta a gettarsi fra le braccia degli ospiti illustri. In tre cartelle aveva pronte le risposte raccomandando di non fargli altre domande perché sarebbe sicuramente ammutolito. Arrivò allo studio coi suoi fogli e superò senza troppi danni l’incontro con la diva che moderò gli slanci limitandosi a esprimere la propria ammirazione mentre lui l’ascoltava inebetito. L'intervista fu molto difficoltosa perché Gadda si interrompeva continuamente dimenticandosi le parole con grande disappunto del regista che in cabina strepitava minacciando di andarsene al vedere compromessa la sua ammirevole regia. L’attrice soffiava baci a distanza in direzione di Gadda a infondergli coraggio e lui a volte dava segno di gradirli chinando la testa con mezzo sorriso che subito si gelava nel terrore. Dopo tanti personag-