rire: verbi che si coniugano come una litania magica, verbi dell’identificazione nazionale, verbi di un privilegio quasi esistenziale (si esiste solo quando si finisce in televisione, così come gli avvenimenti capitano realmente soltanto quando sono ripresi dalla televisione). Gli Esperti sono personaggi da mitologia moderna: depositari del sapere e numi tutelari del campanile vivono una stagione di gloria, di promozione sociale, di salto, presunto, dal piccolo villaggio a quello globale. Poi arrivano le Private: per vanità, uno spera sempre di poter salutare la mamma o gli amici del bar non più agitando la manina ma esibendosi in qualche performance demenziale. Ma intanto si è compiuta una profonda e segreta inversione: ora, le televisioni, per esistere, hanno continuamente bisogno di materiale umano non più come comparsa gaudente, come catino di risonanza ma come bestia da confessione. Se la gente della piazza fa di tutto per farsi riconoscere, la Rai non le è da meno. Campanile Sera è un grandioso dispiegamento di forze aziendali e una grande operazione strategica per mostrare alla nazione cosa sia televisione, per convertire la nazione al tubo catodico: un centinaio di tecnici mobilitati in loco, forza pubblica senza sprechi, otto-dieci pullman pubblicitari muniti di televisori dislocati in vari punti delle città in gara per consentire, a chi non ha trovato posto in piazza, di seguire la trasmissione. L’epifania del nuovo immaginario è racchiusa fra una manina che si agita e uno spettatore che vede altri che agitano manine. «Coloro che seguono Campanile Sera fin dall’inizio, ricorderanno che il gioco era nato come una gara fra Nord e Sud; la scelta delle città avversarie, cioè, veniva operata, nelle prime puntate, tenendo presente il criterio geografico del Settentrione e del Meridione. Ben presto, tuttavia, si osservò che tale sistema era, da un lato, praticamente impossibile a causa delle difficoltà strettamente tecniche che comportano i collegamenti e, dall’altro, poco consigliabile perché così fa- 60 cendo si sarebbe, per quanto innocentemente, favorito lo sciocco luogo comune di una rivalità polemica». La classifica delle vittorie vede in testa Monreale e Bracciano con 7 settimane di permanenza, Castelfranco Veneto con 6, Bondeno con 5, Alba, Mondovì, Arona e Aversa con 4. Su 98 Comuni che parteciparono alle due prime edizioni delle tre allestite, ben 90 presentarono ricorso su carta bollata, costringendo a interessarsene persino il Parlamento. Tre deputati, il 26 gennaio 1960, rimproverarono al gioco di “provocare divisioni e risentimenti fra le popolazioni del Nord e del Sud’’. “Campanile Sera” non c’è più ma i parlamentari continuano a intervenire sugli arbitri che non concedono rigori alla squadra del cuore, sulle discriminazioni fra Nord e Sud, del “Processo del lunedì” che “tiene” per la Roma! Adesso, ogni giorno, il vero “Campanile Sera” è lo scontro fra la Rai e i networks privati, con la partecipazione degli immancabili parlamentari, naturalmente. «“Sonaremo el campanon del torion”, disse il sindaco dopo averci molto pensato: “Così manderemo un saluto d’augurio a tutti i campanili d’Italia”. Quindi, dopo un attimo di silenzio, concluse: “E chisà che vinsemo anche zoba (giovedi)”. Infatti, giovedì 31 dicembre, Castelfranco ha eliminato anche Orvieto. Il campanone aveva portato fortuna ai conterranei di Giorgione. Suonò a distesa durante la trasmissione provocando le proteste delle diecimila persone raccolte in piazza, di Tortora e degli esperti che a volte non riuscivano a sentire le domande di Mike Bongiorno. Ma il torrione non era collegato telefonicamente con il palco degli esperti e soltanto dopo la trasmissione fu possibile farlo cessare». Le citazioni virgolettate sono tratte dal “Radiocorriere”.