Casacci e Ciambricco non considerarono del tutto positivo il loro inserimento “giallo” nel contenitore di “Scacco Matto” (i quiz propedeutici e i testi del raccordo di “alleggerimento” erano in altri autori). Proposero, quindi, una serie di sceneggiati che, mentre teneva conto delle esigenze produttive della RAI, legate al contenimento delie spese (ambientazione e troupe restavano fisse), aveva come protagonista un perso-naggio/eroe italiano, che - con difetti e virtù “nostrane” -operava in una realtà difficile e complessa per taluni condizionamenti dovuti - appunto - a quella realtà. La nuova serie di trasmissioni - dieci puntate, in onda dal febbraio all’aprile 1963 - era intitolato “Giallosera” e si basava sulla formula “Giallo più quiz” lungamente sperimentata. Da un lato, un giallo piacevole, interessante, autosufficiente; dall’altro il quiz per coinvolgere i telespettatore-a causa-e i concorrenti in Studio. Novità di rilievo, Renzo Palmer-conduttore del quiz nella trasmissione in diretta- era il personag-gio/eroe nello sceneggiato che proponeva il quiz finale, al quale potevano appunto rispondere - in Studio - due concorrenti, con eventuale ausilio di un terzo (quello delI’S.O.S.), e - a mezzo telefono - i telespettatori di due Regioni. Si trattava, per Palmer, di un doppio ruolo particolarmente impegnativo, e, al tempo stesso, un modo nuovo di abbinare 10 sceneggiato giallo al quiz. Il proposito era chiaramente quello di determinare un legame più stretto con la platea dei telespettatori attraverso un presentatore/personaggio che operava nei due momenti dello spettacolo. Le vicende si svolgevano tutte (ad eccezione di pochissimi “esterni” di semplice raccordo) nelPHotel Settestelle” (che, nella sigla finale, di Roberto Vecchioni fu ribattezzato “Hotel degli assassini"), nel quale operava un poliziotto privato, Gianluca Spada. 11 personaggio di Spada era costruito con caratteristiche un po' “audaci” per il nostro Paese. Spada, infatti, era un investigatore che poteva anche sfiorare i margini della legalità per 204 compiere autonomamente quel gesto di perdono che la gente comune accetta-anzi, si aspetta-che venga compiuto, perché si mette dalla parte del “piccolo” colpevole di un reato che - in fondo - merita un’assoluzione “condizionale” diretta, evitando cioè di scomodare la macchina talvolta stri-tolatrice della Giustizia con la “G” maiuscola. Spada - molta determinazione, molto acume e molto calore umano - poteva dunque agire “in libertà” e le sue indagini venivano condotte sempre secondo coscienza. Infine, Spada trovava anche modo di far sapere che aveva militato nella Polizia “ufficiale”, dalla quale era uscito anzitempo per un grave torto subito. Dunque, laTV italiana-che, ormai da tempo, consentiva non solo di pronunciare la parola “amante” ma lasciava pure qualche “libertà di nudo” e non censurava più le storie impostate sul commercio e sull'uso di droga - ammetteva anche qualche accenno di critica alle istituzioni tabù. “Giallosera” ebbe un buon successo e al pubblico piacque il nuovo personaggio/eroe, anche perché Palmer seppe impostarlo nella misura giusta - negli atteggiamenti e nei toni -arricchendolo di notazioni umane, vive e reali, che lo resero credibile e soprattutto simpatico. Ma la stagione di Gianluca Spada fu breve: durò lo spazio di dieci puntate. Perché - per la ripresa di “Giallosera”, nel successivo 1984 - Palmer non fu più disponibile. Attore eclettico e molto impegnato, probabilmente non gradiva farsi ‘ingabbiare” in un personaggio che avrebbe potuto condizionarlo e - in definitiva - risultare professionalmente negativo. Con la creazione di Gianluca Spada - personaggio/eroe italiano, che operava in Italia in casi “compatibili” con l'ambiente e le realtà “nostrane” - Casacci e Ciambricco avevano felicemente concluso il lungo transfert sulla strada del “giallo” iniziato sotto pseudonimo, continuato in un’America di fantasia con un personaggio straniero nel nome ma Italiano nei comportamenti. Si trattava ora di farli proseguire, continúan-