Intervento di Gigi Speroni Mi riferisco, innanzitutto, al tema proposto: “in diretta con la provincia” e alla successiva specificazione “il modello assunto dalla Rai fu quello di coinvolgere paesi e cittadine diretta-mente nella costruzione di molte trasmissioni. Questo modello è stato recentemente rivitalizzato e, in parte, trasformato da alcune emittenti private”.1 Dobbiamo allora chiederci perché la Rai (e, in particolare, Rai 3, che era nata col preciso compito di televisione regionale) ha dovuto assistere alla nascita di un modello “rivitalizzato” dalle emittenti private e in che cosa consiste questa “trasformazione” attuata dalle stesse emittenti. Con successo, evidentemente, visto che, nonostante tutto, riescono a sopravvivere. Credo che la risposta la si possa trovare nella stessa impostazione di questa tavola rotonda, dove si parla di una Rai che ha “cercato di coinvolgere paesi e cittadine direttamente nella costruzione di molte trasmissioni”. Coinvolgere dal centro, che è ben diverso dal delegare a fare. Le emittenti private, invece (almeno quelle che qui ci interessano, a livello locale e regionale), hanno rivitalizzato il rapporto mezzo di comunicazione - cittadino perché sono nate dalla/nella loro realtà culturale e socio-economica, la vivono giorno per giorno con il “proprio” pubblico e, quindi, la sanno, la possono interpretare in un continuo confronto dialettico basato su fatti vissuti direttamente. I loro programmi non sono pennellate di colore locale a un palinsesto creato dal centro, ma nascono dalle istanze realmente sentite dai cittadini e sono sottoposti a un vaglio critico immediato e continuo che non permette svincolamenti, fughe dalla realtà. Più che “in diretta con la provincia”, è più esatto parlare, in questo caso di “diretta dalla provincia” e per la provincia. Equi parliamo di provincia in senso lato, intendendo tutto quello che costituisce una realtà locale che non trova spazio nel mezzo di comunicazione nazionale. Quindi per provincia intendo anche il quartiere cittadino, l’hinterland della metropoli, ecc. In Italia le regioni sono nate dieci anni fa, contemporaneamente ai primi tentativi di “libertà d’antenna” delle voci televisive private. L'esigenza amministrativa dello Stato di decentrare per mantenere più stretti contatti con i problemi dei cittadini è sorta, quindi, in parallelo con l’esigenza del mezzo di comunicazione d’affrontare le necessità locali altrimenti ignorate, di informare, di valorizzare istanze culturali o di qualsiasi genere (sport, spettacolo, ecc.). Tutto un fermento di iniziative, di attività che, a livello nazionale, non avrebbero trovato (e non potrebbero trovare) spazio. E non soltanto in televisione. Anche la carta stampata s’è orientata verso il decentramento per rispondere alle richieste dei lettori: basti citare le recenti edizioni locali di quotidiani come il Corriere della Sera o di settimanali come l’Espresso: “ribattute” sino a qualche anno fa impensabili. Ma, mentre certi organi di stampa nati come 157