Il tenente Sheridan, piccola storia di un grande successo. Intervento di Alberto Ciambricco Il 3 settembre 1959 il notiziario della radiotelevisione italiana “Radiocorriere” apriva con questa notizia: “Il 27 ottobre prenderà il via in TV una nuova rubrica, dal titolo provvisorio “Giallo Club”, a cura di Mario Casacci, Alberto Ciambricco e Giuseppe Aldo Rossi. Si tratta di un programma settimanale che vuol essere, come dice il sottotitolo, un “Invito al poliziesco”. In realtà, il battesimo televisivo di “Giallo Club” avvenne la settimana successiva: precisamente, alle 21 di martedì 3 novembre 1959. Con lo sceneggiato “Qualcuno al telefono”, aveva inizio la grande avventura artistica ed umana dell’attore Ubaldo Lay, mentre - grazie alla sensibilità (meglio, al “fiuto” di un uomo di spettacolo) di Sergio Pugliese-la televisione italiana creava un personaggio, il tenente Ezechiele Sheridan, che in breve tempo avrebbe conquistato una vastissima popolarità, non limitata al solo ambito nazionale, mantenendola viva per venticinque anni. Basti vedere quanto è stato scritto su Lay/Sheridan alla morte dell’attore avvenuta il 28 settembre 1984. Gli autori Mario Casacci, Alberto Ciambricco, Giuseppe Aldo Rossi avevano costituito il loro sodalizio dopo che, su invito di Emanuele Cravetto, avevano unificato due proposte fondamentalmente analoghe, presentate-una-dal duo Casacci e Ciambricco e l’altra da Rossi: in particolare, la proposta di Rossi si richiamava a Telematch - il programma presentato da Enzo Tortora e Silvio Noto - nel corso del quale veniva trasmessa una breve scena in cui Noto - nella veste di Commissario - proponeva un quiz giallo ad un concorrente. Nessuno dei tre era scrittore professionista. Rossi, professore di Liceo, da tempo collaborava alla Radio con programmi di quiz e alla Televisione aveva curato una parte dei testi di Telematch. Casacci e Ciambricco erano funzionari del Ministero dei Trasporti, dove si occupavano-a tempo pieno - di Pubbliche Relazioni, mentre - per hobby -da diversi anni avevano preso a scrivere gialli, sotto pseudonimo. A questo proposito è opportuno citare quanto scriveva nel febbraio '60 (al termine della 2a serie di “Giallo Club”), il critico del “Messaggero” dopo aver espresso un giudizio positivo sulla trasmissione: “Casacci e Ciambricco hanno profuso un costante impegno. Non so bene se nominando questi autori faccio loro un favore. Hanno cognomi pieni di lettere “C”, italianissimi come uno scioglilingua italiano. Si sa che per avere fortuna coi gialli bisogna avere cognomi stranieri. Comunque, io li cito qui con ottime intenzioni e intanto penso che se Mike Bongiorno fosse stato chiamato Michele Bongiorno anche per questo presentatore la vita sarebbe stata più dura”. Fino all’incontro con la TV, Casacci e Ciambricco avevano