RISPARMIO, CAPITALE E CREDITO IO} rebbe i malanni, e riprova i salari alti, le imposte gravose, i contributi sociali elevati, chè agiscono come un eccesso di consumo. Se arriva a perdonare al risparmio il guaio in cui sfocia, PA. condanna polite« verso ogni credito aggiuntivo, cioè concesso dalle banche senza che il risparmio lo abbia formato. Adoperino i depositi effettivi e quanto hanno raccolto con la vendita delle proprie azioni ed obbligazioni; niente moneta di banca da aggiungere ai biglietti, ma in caso solo da sostituire ad alcuni di questi nel giro. Il credito aggiuntivo agisce come disposizione sul capitale, appena viene aperto; poi continua a girare nei depositi (è il K’ delle forinole di Keynes), e quindi ridiviene via via due o più volte disposizione sul capitale. Se vien speso in consumi, mette subito in crisi le imprese produttrici di beni strumentali — qui implicitamente il Machlup ammette che la moneta abbia provocato del risparmio coattivo, sebbene in altri punti parrebbe che non lo creda — mentre, ove sia dedicato all’acquisto di beni intermedi, allunga il giro, e rinvia a più tardi l’eccesso di offerta, ma non l’evita. Per non danneggiare, il credito aggiuntivo dovrebbe pareggiarsi appena al tesoreggiamento, all’accumulo delle disposizioni sul capitale con l’intenzione di mantenerle inutilizzate; ma chi ne conosce la misura? L’impresa deve ottenere il suo capitale per intero dal risparmio, non dal fiat delle banche; nemmeno il circolante si può considerare liquido, dato che per rientrarne, per trasformarlo in disponibile, occorre trovare altri che ne vincolino altrettanto. La durata del processo tecnico varia da un ramo all’altro, ed il bene in cui il capitale d’esercizio viene ad immedesimarsi, può cadere in un ordine più o meno lontano dal consumo. In caso, il pericolo è minore se il credito viene aperto sopra le. materie prime di consumo — sulla farina di un mulino, e non su metalli di un meccanico? — in industrie capaci di svilupparsi anche senza bisogno di ampliar gli stadi precedenti. — Neppure il credito per il fabbisogno temporaneo trova grazia con il Machlup, che nega la possibilità d’investire a breve termine gli avanzi di cassa; vengono tenuti perchè servono, ma se nell’intervallo s’investono, agiscono come disposizione sul capitale ed estendono la produzione con giro. Vi è mancanza di parallelismo nei diversi rami tra produzione e consumo; persino nella medesima industria la mole degli stocks oscilla, e quando si assottigliano, viceversa ingrossano le somme ricevute dai compratori dei beni finiti. Ma non costituiscono una disposizione sul capitale libero; presto si dovrà utilizzarla per riformare gli stocks di materie gregge e di prodotti. Intanto non vi è nè rinuncia al consumo nè liberazione di forze produttive, a meno si tratti di un rimpicciolimento dell’impresa, e non stagionale, ma definitivo. Solo questa piccola parte potrebbe venir utilizzata. j. — Tanto rigore preteso da Machlup sembra eccessivo, ed imporrebbe alla banca un còmpito impossibile. Certo il capitale circolante è immobilizzato pur esso, fino al termine della lavorazione; ma all’istituto di credito ogni giorno arrivano dosi divenute libere, e ne escono altre che si vincolano; tra di esse si formano subito i compensi opportuni, senza le difficoltà temute