646 LUIGI EINAUDI ai poltroni è pretesto per giustificare la propria infingardia. Siamo sempre allo stesso punto; bisogna guardare come sono fatti gli nomini individui in carne ed ossa e non lasciarsi illudere dalle categorie e dagli schemi. I CONTADINI E LA TABELLA DI MENGER. Il filantropo. - L’igiene qui è scarsamente onorata. Non vedo latrina. Stalle e cucine affumicate e sporche. Bisogna imporre una rinnovazione profonda nella casa rustica. La vita nella campagna deve essere gaia. Il contadino non deve avere il rimpianto della città. La radio deve giungere sino a lui, portargli l’eco dei grandi problemi nazionali^ ed instillargli l’amore del vero, del buono, del bello. Il solito agricoltore. - D’accordo. Ma ad imporre igiene, latrine e radio temo si faccia poca strada. Bisogna educare e migliorare nomini e donne e poi tutte queste belle cose verranno da sè. Soprattutto per spirito di scimmiottamento dei cosiddetti « signori » ed a distanza di una generazione o due. Si vedono in giro calze di seta, scarpette, cappellini e parasoli. Qualcuno fa entrare nel « salotto bono » che la borghesia ormai ha messo fra le anticaglie. Nel salotto chiuso e scuro, fa bella mostra qualche pianoforte, comprato di seconda mano dai «signori» che non l’usano più. I mobilieri dei villaggi apprestano armadi a specchiera e letti intarsiati per sposi, del tipo che non va più tra la gente raffinata e cittadina. Quanto al resto verrà più a rilento. Ho fatto dare il bianco a stalle e a cucine a parecchie riprese, ed il bianco fu mantenuto e rinnovato dalle famiglie assestate e timorose di Dio; annerì nelle altre naufragando nel disordine famigliare. Feci costruire un paio di latrine. Meglio, mi fu commentato per una di esse, sarebbe stato accomodare quel locale a porcile! Era giusto giusto quello che ci voleva per il maiale. Ricordo un amico il quale si affannava a chiedere a un contadino se non amava distrarsi al cinematografo, ed il contadino rispondeva mostrando un paio di magnifici buoi ed una cantina nitida e fragrante dell’odor di buon vino. Questo era il suo divertimento vero; nè so dargli torto. Ho visto contadini ritirarsi dagli affari, ossia per acciacchi o vecchiaia abbandonare ai figli la coltivazione delle terre e, con la rendita assicuratasi, venire ad abitare nel concentrico una casa senza luce, senza comodi, costosa, laddove con pochi soldi avrebbero potuto riattare, al sole, tra il verde della propria terra, quattro camere fòmite