TRIESTE E L'ECONOMIA DANUBIANA 633 dentemente non era dovuta solo ai paesi debitori, ma bensì alla politica rigidamente « mercantilista » di quelli creditori. Però la riduzione dei prezzi generali, lo affievolirsi delle domande di beni e di servizi nel mondo, gli effetti dei disordini economici del 1920-1929, occorsi dopo una guerra distruttrice, avevano portato le loro naturali conseguenze anche sulle situazioni finanziarie dei paesi balcanici; e lo stato dei pubblici bilanci andava in tal guisa peggiorando non solo di anno in anno, ma di mese in mese, che - scriveva il rapporto - i preventivi dovevano venire gradatamente corretti durante un medesimo esercizio finanziario da una serie di conti di assestamento, i quali mostravano la crescente entità dei sacrifici richiesti agli impoveriti contribuenti. Il 1931 chiudeva per l’Austria con 275 milioni di disavanzo e con un debito pubblico di 3892 milioni di scellini, di cui 1.258.000, imputabili alle garanzie prestate dal tesoro per il disastro della « Credit-Anstalt ». E, di tale debito totale, 203 5 milioni rappresentavano debiti contratti all’estero. Tutto ciò, oltre i debiti delle varie circoscrizioni dello stato federale (lànder e città, inclusa Vienna, la quale pesava per gli otto decimi di questi debiti). E, malgrado questa situazione, l’Austria e l’Ungheria apparivano grandi signore, in confronto della Grecia e della Bulgaria. Naturalmente i dati dei rappresentanti della Società delle nazioni dimostravano altresì che l’economia di tali paesi seguiva la tendenza mondiale di una decrescenza nei valori del commercio con l’estero, superiore alle diminuzioni per quantità; e l’appesantimento delle situazioni monetarie di questi stati trovava poi l’indice più eloquente nelle situazioni delle rispettive banche centrali, malgrado che il commercio delle divise fosse da un pezzo severamente controllato e razionato. A questo proposito il rapporto del Comitato diceva: « Siccome le difficoltà si aggravano rapidamente, il Comitato tiene ad affermare la sua salda convinzione che è necessario agire con la più grande sollecitudine per prevenire ripercussioni di un nuovo disastro finanziario, le quali colpirebbero un gran numero di stati europei ». E, dopo avere suggerito una serie di prestiti, di moratorie, di riduzioni di trasferimenti di pagamenti all’estero, economie e riorganizzazioni amministrative, il Comitato concludeva: « È impossibile, vista l’incertezza che regna nella situazione generale del mondo, di venire oggi ad una soluzione definitiva... Il Comitato sa che bisognerà 41 - XLV.