6o V. SAM PI ERI MANGANO In queste condizioni, si domanda: dov’è il lucro differenziale realizzato di L. 7J.000, per poterlo assoggettare all’imposta di ricchezza mobile, se l’originario capitale sociale nominale è rimasto invariato? Si è posto il quesito il De Gregorio (i), se sia lecito agli amministratori non distruggere le azioni acquistate a norma dell’art. 144 del codice di commercio e l’ha risoluto nel senso che, de jure condito, — poiché l’obbligo della distruzione non è sancito in alcuna legislazione nè nella giurisprudenza di alcun paese,—devesi riconoscere la pratica invalsa, che tollera il mantenimento delle azioni proprie, acquistate con utili. Del resto, chi potrebbe opporsi alla mancata esecuzione della deliberazione dell’assemblea generale dei soci, da parte degli amministratori, non sarebbe certamente la finanza, ma la società. Conseguentemente, « l’acquisto delle proprie azioni, se non è accompagnato dalla riduzione del capitale sociale corrispondente al valore nominale delle azioni acquistate, crea la seguente situazione: nel patrimonio sociale subentrano, al posto delle attività erogate per l’acquisto, le suddette azioni; resta integra la posta del capitale sociale inscritta nel passivo, almeno nel senso che essa debba essere fronteggiata per intero da attività per un importo corrispondente al capitale stesso: ciò vuol dire che, salva la condizione ora espressa, si potrà dividere la posta del capitale in altre poste, per es.: «capitale sociale: a) azioni in circolazione; b) azioni presso la società (od azioni ritirate, od azioni riscattate, ecc., secondo i casi) » (2). Allora può avvenire — come spesso avviene — che gli amministratori rivendano le azioni proprie (le rimettono in circolazione) anche con utile: utile che può essere devoluto alla formazione di speciali riserve, o distribuito anche fra gli azionisti; che assegnino alle azioni proprie il dividendo come se esse fossero in possesso di un qualsiasi azionista, destinando il dividendo stesso a riserva, o distribuendolo fra gli azionisti insieme con gli altri utili di bilancio. Evidentemente, rimanendo integra la posta del capitale sociale nominale, nel passivo del bilancio, non può dirsi che lucro differenziale tassabile siasi effettivamente realizzato coll’acquisto delle azioni proprie a prezzo inferiore al loro valore nominale. La realizzazione però potrebbe avvenire da un momento all’altro, quando gli amministratori decidessero di dare esecuzione alla deliberazione, operando la riduzione del capitale sociale nominale dell’importo corrispondente al valore nominale complessivo delle azioni proprie acquistate. Ma, è stato osservato, che quest’operazione postuma o, comunque, ritardata, costituisca niente altro che una semplice operazione contabile, che non può dar luogo a produzione di reddito alcuno. Perchè, se lucro differenziale c’è stato, coll’acquisto delle azioni proprie a prezzo inferiore al valore nominale delle azioni stesse, il lucro stesso si è conseguito nel momento dell’acquisto, non all’atto della riduzione del capitale sociale, la quale, se ricadesse (1) Studi di diritto commerciali in onore di Cesare Vivante, voi. II, pag. 390, § 6 (edizione del «Foro Italiano», anno 1931). (2) De Gregorio, op. dt., pag. 389, § 8.