44 MARIO MAZZUCCHELLI Già oggi la moneta è, almeno in parte, manovrata. Lo è, oltre che col saggio di sconto, divenuto classico, colla politica della compra e vendita di titoli e di carta da sconto {open marketpoliey). Lo è col mezzo delle « divise ». Lo è coll’altro mezzo di variare la misura della copertura aurea. Lo è col determinare l’estensione della copertura medesima sia ai soli biglietti, sia anche a tutte le passività verso terzi della banca di emissione, sia ad alcune sole di queste passività, come, ad esempio, i debiti a vista. Lo è col suddividere, di poi, i debiti a vista in debiti dichiarati vincolati e, quindi, perchè non formalmente a vista, non copribili e debiti rimasti copribili. Lo è coll’ammettere al risconto carta di stato, a scadenza non breve, per opere pubbliche le quali, ad esempio, non sono ora finanziabili in un grande paese con prestiti a lunga scadenza, perchè quel benedetto risparmio cui si vorrebbe, da voce di quel paese, negare un servizio di interessi non vi si forma, in misura adeguata alla domanda. Nè vi si potrebbe formare con slancio date tali prospettive per esso risparmio. Lo è collo scontare, come vien detto oltre, carta, la quale è finanziaria di fatto, oltre che di enti e di consorzi, di ditte private. Lo è coll’aprire « castelletti » di sconto commerciale ai privati. L’arte della manovra della moneta è già cotanto affinata e cotanto sviluppata e continua a progredire con tanta ingegnosità che viene spontanea la domanda, non al mondo, ma a sè stessi, se proprio occorra una moneta dichiaratamente manovrata quando la moneta che c’è, è già sostanzialmente maneggiata con abilità cosi crescente da aprire orizzonti presocchè illimitati all’ingegno monetario umano, ed alla elàsticità ed alla plasmabilità più « aderente » che possa pensarsi della moneta. Le teorie sulla insufficienza della quantità di oro in confronto al fabbisogno monetario, — a parte che non appoggiate dai fatti produttivi e dagli stesoreggiamenti indiani — sono superate dalla intelligenza e dall’arte colla quale la teorica insufficienza vien saputa essere trasmutata, con tutto il rispetto ossequioso per l’oro (sempre più desiderato da chi pretende di quasi ripudiarlo), in più che completa sufficienza pratica. Cosicché la teoria può benissimo dire d’avere ottenuto il suo riconoscimento nocciolare e la sua attuazione pratica. Nella moneta tutto sta ad ispirare e conservare la fiducia. Le masse d’oro che « coprono » la moneta, in fin dei conti, non sono là che per far effetto sul pubblico nazionale e mondiale, per impressionarlo coll’imponenza dell’oro accumulato ed instillargli la fiducia nella solidità metallica e nella indiscutibilità della moneta così coperta. Il pubblico di tutti i paesi vuole così anche se, di quando in quando, appena quel famoso oro ammassato diminuisce avvertibilmente perchè si chiede il baratto diretto od indiretto dei biglietti, si calano le fitte grate d’acciaio sull’oro e si applica confessatamente, oppure di fatto, il corso forzoso. Per assicurare e mantenere la fiducia indispensabile nella moneta non bastano però neppure le più ingenti masse d’oro. Non molte settimane fa si