104 VINCENZO PORRI dall’A. Il vincolo non è per le dosi, ma per la categoria, ed a quest’ultimo riguardo è un truism; sappiamo benissimo che tutto il risparmio s’investe subito in periodi normali, e quindi si immobilizza. Inoltre, la banca come potrebbe sapere se il deposito da lei ricevuto dalle singole persone è risparmio che rimarrà tale a lungo, oppure del capitale circolante, od un avanzo di cassa od una quota di stipendio, liberi solo per breve intervallo, e che verranno ritirati e consumati dopo qualche settimana? Oltre all’indagine sul modo come verrà utilizzato il prestito che essa concede, dovrebbe farne un’altra sull’origine dei depositi: confessioni che nessuno accetterebbe di fare e che indurrebbero molti a tornare al tesoreggiamento sistematico. Il Machlup vede dappertutto investimenti a lungo termine, ma dove, come ha osservato il Kock, finiscono quelli a lungo ed incominciano gli altri a breve? Vi è una serie di passaggi intermedi, che consiglia di non distinguere più il mercato dei capitali da quello monetario, il saggio di interesse da quello di sconto. E non per ostacoli formali, ma sostanziali: al mercato generale affluisce una grande quantità di offerte e di domande di disposizione sul capitale, ai termini e saggi più variati. Gli istituti di credito s’inseriscono come intermediari, ed assicurano un mercato continuo, in cui bilanciano il risparmio disponibile al fabbisogno disposto a pagare un saggio adeguato, e cercano di affidarne a ciascuno per la durata del processo produttivo in cui occorre adoperarlo, e secondo i termini presumibili desiderati dai loro creditori. Se anticipano in qualche periodo del risparmio non ancora formato — coll’im-porre a tutti un risparmio coattivo — od investono a breve scadenza delle somme che i loro depositanti hanno dichiarato di non voler ritirare presto, lo decidono per rispondere alle esigenze del mercato. Dovrebbero avere un limite: quello di conservare abbastanza fermo il saggio d’interesse puro normale e di evitare gli sbalzi nel sistema generale dei prezzi. 6. — Ideologia, appone il Machlup, che a sua volta ne ha in cuore un’altra: col Mises e l’Hayek esige ferma la quantità di moneta. In un mondo dinamico, rigidamente statica dovrebbe mantenersi la moneta. Crescano pure popolazione e reddito reale e grandezza dei capitali da muovere, cioè le forze che ne costituiscono la domanda: l’offerta non deve variare. Perchè? In quanto le nuove dosi di moneta agirebbero subito quale disposizioni sul capitale, e, tradotte in capitali reali, allungherebbero il giro, con la nota minaccia di eccesso. Siccome anche il risparmio introduce lo stesso pericolo, per essere logici converrebbe condannarlo al pari del credito scoperto. Il Machlup non vi arriva, e non si accorge che, se mai, il credito aggiuntivo, le nuove dosi di moneta, anticipano il fenomeno che poi il risparmio non svolge più, appunto per il proprio subentrare e sostituirsi al primo. O li condanna tutti due, credito scoperto e risparmio, per evitare i falsi investimenti e le crisi, ma allora non soddisfa più i bisogni crescenti di una popolazione a sua volta in rialzo, o deve accettarli entrambi. Se poi crescono il reddito reale ed i capitali da muovere, cioè il denominatore della frazione ingrandisce, col mantenere ferma la moneta — forma numeratore — si provocherebbe una con-