TRIESTE E L'ECONOMIA DANUBIANA 6)i un paese debitore dell’estero, per pagare oggi un debito annuo di ioo in oro, contratto nel 1928, deve esportare per circa 170 di prodotti o di servizi, invece di 100, come bastava allorché l’operazione venne stipulata ». I relatori citano per esempio il caso della Bulgaria, le cui esportazioni nel 1930 crebbero in peso dell’8o %, mentre il loro valore fu minore del precedente del 3 %; nel 1931 le esportazioni in peso vennero aumentate ancora del 40 %, e il valore, rispetto al 1930, restò tuttavia inferiore del 4 %. Anche questo fatto serve a darci una delle non ultime cause della continua discesa dei prezzi nel mondo. 7. - É necessario soffermarsi un istante su questa constatazione, perchè tocchiamo con essa ad uno dei punti vitali del problema della crisi. Mentre questo squilibrio fra il valore nominale in oro dei debiti internazionali e i valori dei beni con cui essi vengono ripagati veniva a rovesciare la ripartizione del reddito nazionale dei paesi debitori a tutto carico delle classi produttive, la loro esportazione a prezzi calanti produceva lo stesso fenomeno negli stati creditori, i quali, per parare questo colpo improvviso e non provocato da cause naturali economiche, erigevano alte barriere doganali di emergenza; barriere antiscientifiche, nel senso che non partivano più - come si usa nei casi di protezione normale - da uno studio dei diversi costi di determinati prodotti sul mercato estero in confronto di quelli nazionali, ma dalla necessità di difendere i prodotti interni da una improvvisa concorrenza « di emergenza », di carattere eccezionale e transitorio, destinata a durare solo il tempo necessario per saldare il debito, e che magari, in condizioni normali non si sarebbe menomamente verificata; una specie di dumping finanziario. Molto probabilmente gli stati creditori, pur operando in tale guisa, non ignoravano che i debitori hanno due soli modi per saldare un conto con l’estero: esportare merci o servizi, od esportare oro. Essi preferirono costringere i debitori ad adottare questo secondo mezzo perchè l’oro si può temporaneamente « neutralizzare » - date le odierne legislazioni monetarie - e quindi se ne paralizzano gli effetti: con che si perdono gli interessi di quel bene capitale, ma non se ne hanno altri danni. Mentre l’introduzione di una grande massa di merci — nelle condizioni sopra indicate - provoca un immediato ribasso e spostamento di prezzi, con danno inevitabile dell’economia interna. Di qui