CATEGORIE ASTRATTE E SCATOLONI, ecc. 66$ altra è la premessa. Chi pone una premessa stravagante, può, in seguito ed entro l’ambito della fatta premessa, ragionar bene. I prezzi capitali della terra sono « storici » ed « attuali ». Ambedue sono «oggi» importanti e interdipendenti. Il proprietario sa di aver acquistato nel 1925, ad ipotesi, il fondo al prezzo 100; o, se l’ha ereditato od acquistato prima, sa che in quel torno di tempo l’avrebbe potuto vendere per 100. Quel valore gli si è ficcato nella testa e, col trascorrere degli anni, assume la figura del « giusto » valore, al disotto del quale egli, se gli saltasse in mente di vendere, non dovrebbe discendere. Il concetto è « oggi » importante perchè è uno dei fattori della mentalità rustica o, meglio, dell’istinto, il quale vieta al rustico di vendere se non sia preso per il collo ed, allora, costretto a vendere al prezzo di mercato. Perciò quel concetto di « giusto » prezzo, essendo fattore dell’istinto rustico, è anche uno dei fattori del prezzo corrente o di mercato. Il prezzo storico essendo 100, il prezzo di mercato o prezzo attuale è jo. Probabilmente, se il prezzo storico fosse 20, il prezzo di mercato sarebbe 40, perchè sulla mente dei rustici agirebbe l’idea del « giusto » a 20 e su qualche animula incerta - incerta dal punto di vista dell’istinto che vieta ad ógni costo di vendere - agirebbe 10 stimolo di non si sa qual guadagno da farsi vendendo a 40. Ossia l’offerta di terre sarebbe maggiore di quella che è quando il prezzo storico è 100. Qualcosa di simile accadde tra il 1921 ed il 1927, quando 11 prezzo storico era di 20 e taluno cominciò a farneticar guadagni ed a vendere quando i prezzi salirono a 40 e poi a 50 ed a 60, salvo ad accorgersi di aver sbagliato quando vide salire i prezzi a 100.1 mercanti di terre guadagnarono allora perchè il prezzo attuale era superiore al prezzo storico. Oggi hanno dovuto cambiar mestiere, perchè il prezzo storico è più alto del prezzo attuale e crea o rafforza l’istinto dell’imperativo assoluto del non vendere. Tizio, proprietario, contempla i due valori capitali 100 e 50, storico e attuale e li raffronta con il reddito %ero. Invece di sentirsi indotto a vendere, egli, curiosamente per il cittadino, razionalmente per il rustico, è tratto dal raffronto ad investire nuovi capitali. La colpa del non reddito è dovuta infatti, a suo parere, al trascorrere del tempo che tutto logora e tutto invecchia. A poco a poco, insensibilmente, i prati si sono invecchiati e le erbe cattive hanno preso il sopravvento sulle buone, l’humus coltivabile è disceso in basso ed ha lasciato nude le