II. LE FINANZE DI IGNAZIO DONAUDI e con l’obbligo, morale e istituzionale, di fare provvista di grano in previsione dell’inverno e del necessario sostentamento dei poveri. Anche questo affare non fu regolato attraverso le cosiddette leggi della domanda e della offerta, perché giocarono a favore dei Donaudi tutta una serie di elementi. Innanzitutto, Giovanni Pietro era stato tra i rettori dello stesso Ospedale fino a tutto il 1766 e conosceva perfettamente le persone con cui doveva trattare. Inoltre, il notaio che presiedette l’asta era il suo stesso notaio di fiducia. Infine, all’asta parteciparono esclusivamente tre soggetti: Ignazio Donaudi, Luigi Maria Buttis, procuratore di un acquirente anonimo e lo stesso notaio Bordino, a sua volta procuratore di un altro personaggio di cui non si conosce il nome. L’andamento della gara non fu proprio trasparente e si può affermare che Donaudi e Bordino pilotarono agevolmente la trattativa. Essa cominciò con una serie di piccoli rilanci tra Donaudi e Buttis, per proseguire serratamente tra Buttis e Bordino, che giocò in qualche modo la parte della lepre’ nelle gare di corsa. Una volta che Buttis abbandonò la rincorsa del notaio, intervenne Ignazio Donaudi che con un solo rilancio si aggiudicò definitivamente l’immobile per 118.103 lire. La fortunata operazione andò però in fumo a causa di un evento inaspettato: l’interessamento diretto del sovrano che aveva scelto di acquistare la casa per «l’esigenze del regio servizio». Il procuratore fiscale del re sborsò così 128.000 lire lasciando completamente spiazzato Ignazio Donaudi che dovette di conseguenza mettersi nuovamente sulle tracce di un’offerta appetibile.26 Per comperare la nuova casa i Donaudi dovettero aspettare fino alla vigilia del Natale 1768. Il sospirato contratto fu firmato, nel Regio Arsenale di Torino, il 24 dicembre da Giovanni Pietro e dal cavaliere Domenico Antonio Ricca, intendente generale di artiglieria.27 Il palazzo Ricca si trovava sotto la parrocchia di S. Eusebio, nella attuale via Santa Teresa. La Nuova guida per la città di Torino dell’editore Onorato Derossi riportava, riguardo allo stabile, questa notizia: 26 AST, Cam., Notai di Torino cit., pp. 346-348 «Procura della veneranda Congregazione del Regio Ospedale di Carità in luogo delli Hl.mi Sig.ri Conte Carroccio, Conte di Cocconito, Cavagliere di Castelengo e Avvocato Bertolozone». 27 AST, IT, 1769,1. 1, c. 70. Sulla famiglia Ricca e, in particolare, su Domenico Antonio cfr. A. Manno, Patriziato subalpino cit., voi. XXII, pp. 190-191.1 Ricca, originari di Barengo, emergono come famiglia nella seconda metà del ’600. Appartenenti alla borghesia professionale, fatta di notai, avvocati e medici, consegnano le armi, come attestazione di nobiltà nel 1687. Pietro Paolo Ricca, primo medico di Vittorio Amedeo II, fu investito del feudo di Quassolo nel 1730. Domenico Antonio, figlio cadetto di Pietro Paolo, fece carriera nell’esercito, prima come ispettore dei reggimenti provinciali e a partire dal 1750 in qualità di intendente generale d’artiglieria. Morì a Vercelli nel 1782. La linea dei Ricca di Quassolo si estingue con Carlo Giulio, nipote di Domenico Antonio. 7 69 —