PARTE PRIMA - L’EREDITÀ DEL NEGOZIO me tale variabile il senso profondo di questa trasformazione muta radicalmente. Al momento in cui Donaudi ricevette dal padre la sua ingente eredità gravavano su di essa debiti notevolissimi: 230.000 lire per la parte spettante ai 3 fratelli e alla sorella, 30.000 lire per terminare l’acquisto delle cascine ‘Rodoli’ e altre 102.500 lire per saldare il commendatore e intendente di artiglieria Domenico Antonio Ricca in conto del nuovo palazzo nell’‘isola’ S. Eusebio a Torino. In totale egli si trovava indebitato per circa 382.500 lire. Ben diversa la situazione nel 1794: i debiti per censi di Donaudi erano pari a 67.000 lire, mentre pagava annualità vitalizie per un capitale di lire 80.827. Bisogna poi notare che il calcolo sui censi è stato fatto esclusiva-mente in base alla documentazione in mio possesso: questo significa che, come ho cercato di mostrare più sopra, non ho preso in considerazione l’ipotesi assai persuasiva di una completa e totale liberazione dalle ipoteche realizzata attraverso la cessione della terra. Allo stesso modo la stima complessiva del capitale preso in prestito attraverso i vitalizi è stato fatto detraendo dalla somma totale dell’intero periodo 1769-1794 solamente le quote dei ‘pensionati’, relativamente poche, su cui ho la notizia certa del loro decesso.124 Di conseguenza, si può ritenere che la vera cifra dell’inde-bitamente fosse notevolmente più bassa. Nonostante ciò, Donaudi fu in grado di diminuire del 61,5% il volume dei debiti che pesavano sul patrimonio. Un discorso diverso spetta al calcolo del reddito. Nel 1771, quando il pagamento delle eredità era già ampiamente avviato insieme a quello dei debiti per i beni acquisiti, Donaudi poteva contare su un reddito lordo di lire 34.104 da cui bisogna detrarre per il pagamento di interessi su censi e vitalizi lire 10.320. Nel 1794 gli interessi su tali voci - sempre rimanendo ferme le considerazioni precedenti che sovrastimano ampiamente tale cifra - comportava una spesa di poco inferiore e pari a lire 9.712. Il vero saldo positivo era stato raggiunto infatti rispetto al massimo periodo di indebitamento, e 124 Presento l’elenco dei contraenti vitalizi del periodo 1769-1775 che erano già spirati alla data di morte di Ignazio Donaudi nel 1794: Filiberto Cacherano di Bricherasio (1781); avvocato Succio (1776); don Peona (1781); don Antoniotti (1791); Gaetano Donaudi (1789); Ottavio Donaudi (1784); don Domenico Aperti (1774). E necessario aggiungere inoltre le pensioni che Donaudi scaricò vendendo nel 1781 la ex tenuta Aperti a Giovanni Pietro Fajsotti: quelle dei coniugi Aperti, quelle di Gaetano e Michele Antonio Donaudi, di Vittorio e Ottavio Donaudi. In definitiva per il totale dei vitalizi 1769-1775, pari a lire 8.845, Donaudi già a partire dal 1784 pagava solo più lire 3.810. A questa cifra però, si devono aggiungere il peso dei vitalizi del periodo successivo (1776-94), pari a lire annue 3.212 circa. Su questo campione di contraenti non ho alcuna informazione su eventuali decessi avvenuti prima del 1794 e quindi sono costretto ad aggiungerli in blocco ai debiti ancora vivi. — 104 —