III. PIEMONTE E SARDEGNA: CENTRO E PERIFERIA DI UNA NAZIONE COMMERCIANTE putato al ruolo di ponte con l’isola, e il Piemonte.64 Non si doveva inoltre dimenticare un’evidenza politica di primario valore. Si è detto come negli anni del governo piemontese i principali sforzi fossero stati concentrati nel-l’aumentare la popolazione, nelle riforme scolastiche, nel riassetto dell’arretrata agricoltura, meriti che singolarmente Donaudi attribuiva più al conte di Bricherasio, che al Bogino.65 Si era invece del tutto trascurato di intervenire nel settore commerciale. La Sardegna era un mercato completamente in mano a negozianti stranieri, dagli inglesi, agli olandesi, ai toscani, ai napoletani, senza contare l’influenza delle popolazioni ‘barbaresche’. I migliori traffici, corallo e pesca del tonno, erano gestiti da stranieri e i sardi non vi avevano nulla a che vedere. Integrare la Sardegna significava necessariamente spezzare questi consolidati legami e scontrarsi con le altre potenze. Donaudi, cioè, mostrava chiaramente di essere consapevole del fatto che dietro a ogni operazione commerciale in grande stile si nascondevano interessi che esulavano dall’ambito ristretto del commercio e confinavano direttamente con la politica di potenza delle principali nazioni commercianti. Creare un mercato nazionale significava anche questo, decidere se sopportare i costi diplomatici, economici e anche militari che l’occupazione di posizioni mantenute da altri comportava, oppure scegliere altrimenti.66 La questione rimandava comunque a precise valutazioni che intrecciavano inevitabilmente la questione economica con quella politica. L’altro punto decisivo all’interno del percorso di ricerca intellettuale, ma anche personale, di Donaudi riguardava il ruolo dei negozianti. La Sardegna appariva non solo l’esperimento, come ho accennato sopra, per ri- 64 Ivi, pp. 292 e sgg. 65 «Questo notabile accrescimento [della popolazione] credersi che debba principalmente attribuirsi all’erezione de’ Monti Frumentari, progetto di cui ne merita sicuramente la maggior lode il fu Signor Conte di Bricherasio. Io sono d’avviso, che quando per buona sorte in qualcuno degli archivi esistessero ancora le molte memorie date da questo rispettabile personaggio, si troverebbe che la maggior parte delle cose dal Signor Conte Bogino ebbero principio dai suggerimenti e dai lumi che ha dati questo signore, del che mi ragionò più volte dolendosi che il Signor Conte Bogino si fosse procurate le memorie, e che a se solo si fosse attribuito il merito di ciò a cui esso credeva aver più d’ogni altro efficacemente cooperato», ivi, pp. 165-166. 66 «Queste discussioni conducono naturalmente ad una esatta conoscenza delle diverse merci, di cui gli altri popoli provvedono la Sardegna [...]. Queste cose tutte e molte altre da queste dipendenti stabiliscono la base principale che conviene avere in mira prima d’aprire un traffico coll’Isola. Altrimenti quanti sforzi e spese faremo tutto andrà a vuoto. Se noi riguardiamo come cosa utile introdurre un diretto commercio colla Sardegna, gli altri popoli essendo già al possesso del reale vantaggio, che sentono dal trafficare con i sardi, hanno per conseguenza un vivo interesse per conservarlo. Ora, essendo più facile trattenere una corrispondenza che stabilirne una nuova, a proporzione che noi s’adopreremo per edificare, gl’altri si ingegneranno di distruggere. Onde conviene calcolare giusto se veramente si brama, che una sì luminosa ed importante operazione riesca come vi è fondamento di credere che possa riuscire», ivi, pp. 130-135. — 269