II. LE FINANZE DI IGNAZIO DONAUDI nienti. Facciamo un esempio concreto. Il 6 luglio 1771 Donaudi stipulò un censo con il negoziante e banchiere Andrea Gioanetti (cui sappiamo essere strettamente imparentato) per 320 lire annue da versare a semestri maturati, ipotecando per 8.000 lire la casa appena comperata dall’intendente Ricca.58 Passati pochi mesi, egli aveva venduto un altro vitalizio al cavaliere Filiberto Cacherano di Bricherasio, incamerando in contanti 8.000 lire e impegnandosi per un’annualità di lire 800, pari cioè al 10% del capitale intascato.59 Malgrado quindi la differenza elevata dei tassi, il confronto tra le due operazioni si rivela nettamente a favore del vitalizio. Bricherasio morì nel 1781 ricevendo da Donaudi 8.800 lire. Ponendo che Donaudi avesse voluto riscattare il censo di Gioanetti 11 anni dopo la sua creazione,60 avrebbe versato per rate annue lire 3.520 oltre all’intero capitale di 8.000 per un totale di 11.520 lire. Tale relativa convenienza, sarebbe cessata, stante i termini concreti delle due operazioni in esame, solamente passati 20 anni e 6 mesi dalla stipulazione del vitalizio, divenendo a quel punto più vantaggioso sborsare i quattrini per la ‘retrocessione’ del censo a Gioanetti che continuare a pagare le annualità al cavaliere Cacherano di Bricherasio. In realtà, come è chiaro, il tasso del 4% per i censi era puramente fittizio perché non comprendeva nel prestito la restituzione del capitale. Sommando questo elemento, le rate annue per un qualsiasi censo salivano a un rendimento decisamente più elevato, rendendo competitivi i ‘rischiosi’ vitalizi. Attraverso questo sistema Donaudi nel periodo 1769-1775 fronteggiò le continue uscite di denaro cui andò incontro, cercando di limitare al minimo le perdite. Senza contare quelli con i fratelli Vittorio e Ottavio, egli stipulò 12 contratti, raccogliendo capitale per lire 65.200. Arrivò quindi a pagare annualità per lire 5.020, pari cioè al 7,7% del capitale di cui poté fruire. Chi erano coloro che si rivolsero all’avvocato Donaudi per garantirsi una vecchiaia al riparo da incertezze? Si tratta in larga parte di donne e uomini sciolti da impegni familiari, perché celibi o nubili o vedovi e vedove, e liberi perciò di consegnare quote consistenti di denaro facendolo fuoriuscire per sempre dall’ambito delle reti ereditarie dirette. Proprio tale elemento connotava, nel linguaggio comune, queste persone come gaudenti, oppure insensibili, o ancora egoisti, in ultima analisi poco interessati a ciò che generalmente era ritenuto il compito essenziale e più importante della vita: 58 AST, IT, 1771,1. 9, c. 1571. 59 AST, IT, 1770,1. 10, c. 485. Atto stipulato il 25 settembre 1770. 60 Nei fatti non so se Ignazio riscattò o meno l’ipoteca con Gioanetti, perché manca un documento di ‘retrocessione del censo’. Ma su questo punto mi soffermerò tra breve. — 83