PARTE PRIMA - L'EREDITÀ DEL NEGOZIO Un elenco di mercanti proprietari di telai del 1702 cita un ‘Donaudo’, con all’attivo cinque macchine. Un altro elenco del 1714 riporta i nomi di Pietro Giuseppe Donaudi e Pietro Donaudi, tutti ‘mercanti’ che, come i Do-naudi discendenti di Giovanni Pietro, provenivano da Barcelonnette.19 E quindi probabile, ma non certo, che i nostri Donaudi avessero in attivo manifatture. D’altronde produrre sete finite era una delle condizioni, obbligatoria a partire dal 1738, previste dalla legislazione amedeana, affinché i mercanti potessero vendere in Piemonte anche tessuti prodotti all’estero.20 Su questo punto, però, si è meglio informati grazie ai documenti reperiti presso l’insinuazione. Dal discreto numero di procure per acquisti e vendite in altre piazze di commercio, in particolare lombarde, risulta chiaro il ruolo di intermediazione e integrazione tra mercati diversi giocato dai Donaudi.21 Soprattutto, a prevalere è l’acquisto di tessuti di lusso, lombardi e francesi (scambiati spesso con prodotti ‘nazionali’), rivenduti poi generalmente sia ad altri mercanti torinesi più piccoli, sia direttamente a privati attraverso il negozio di famiglia. Più difficile capire i rapporti intrattenuti, almeno fino agli anni ’30, con gli esponenti dell’industria tessile e serica locale. Se insomma, oltre a essere mercanti puri, i Donaudi fossero anche mercanti-imprenditori. Dal momento che, come vedremo, Giovanni, insieme ai figli di Benedetto, Michelangelo e Giovanni Pietro, realizzò un investimento diretto nell’industria serica acquistando un filatoio di grandi dimensioni a Racconigi solo nel 1731, si può ritenere che il periodo precedente fu contrassegnato da una progressiva crescita di interesse verso il settore della produzione, oltre che a quello della lavorazione e del commercio di prodotti finiti. Per avere comunque un’idea del volume di scambi, e del tipo di transazioni in cui erano implicati, possiamo prendere in considerazione uno dei ‘grossi’ affari fatto da Benedetto e Giovanni nel 1716. I due mercanti, infatti, riuscirono a entrare nel numero dei fornitori del ramo Carignano dei Savoia. Il principe Amedeo aveva contratto un debito con i due fratelli, il 10 gennaio, in «mercanzie e denari», pari a circa 30.000 lire.22 Come è evi- 19 Cfr. AST, Corte, Sez. I, Commercio, cat. IV, m. VII, Sete, n. 7, e n. 13. 20 Sulle complesse vicende che portarono i mercanti da seta a monopolizzare la vendita dei tessuti importati dall’estero, a danno dei mastri lavoranti e dei negozianti di stoffe cfr. S. CEROTTI, Mestieri e privilegi cit., pp. 218-220. 21 Cfr. le diverse procure di Benedetto verso piazze lombarde e francesi, AST, Cam., IT 1716.1. 5, c. 293; 1718,1. 12, c. 273; 1721,1. 3, c. 587; 1721,1. 9, c. 399. 22 Cfr. AST, Cam., IT, 1716,1. 2, c. 147. Ma per il definitivo saldo del debito da parte del Principe, avvenuto solo dopo lite giudiziaria vinta dai Donaudi nel 1725, cfr. AST, Cam., IT 1737.1. 5, c. 459. — 10 —