I. I DONAUDI: ASCESA E DECLINO DI UNA FAMIGLIA DI MERCANTI dotale stipulato il 25 maggio del 1697. Siglato in casa di Benedetto Donau-di alla presenza di altri tre testimoni, Allessio Pellisseri, Gioseppe Lorenzo e Gioseppe Ferrando «tutti mercanti in questa Città», il contratto di dote ci permette di misurare approssimativamente il grado e la reputazione già acquisita dai Donaudi. Lorenzo Rosso infatti sborsò per la dote in contanti duemila ducatoni di Piemonte più cinquecento ducatoni per il fardello.9 Si trattava di una discreta somma, contando che nello stesso periodo il reddito annuo di un piccolo contadino si aggirava sulle cento lire. Soprattutto quanto versato da Lorenzo Rosso corrispondeva più o meno al doppio di quanto i fratelli Donaudi avrebbero pagato, negli anni successivi, per le doti delle loro sorelle.10 Con il matrimonio, Benedetto appare chiaramente come il membro più autorevole dei Donaudi. Nella vecchia casa paterna si costituì per la prima volta una nuova famiglia, vennero rapidamente alla luce numerosi bambini e Anna Catterina rivelò doti notevoli ed energiche, divenendo uno dei personaggi femminili più forti di questo gruppo di mercanti. Gli altri fratelli maschi ancora da sposare si raccolsero intorno al nuovo nucleo, mentre le sorelle Donaudi, una dopo l’altra, si maritavano e lasciavano la casa. La prima fu Giovanna Maria andata in sposa nel 1699 ad Alessandro Antonio Bernardino Torre, la seconda fu Margherita che nel 1703 sposò Carlo Giuseppe de Riva, e infine fu la volta di Maddalena Leonora che si unì nel 1713 a Francesco Lantuome, originario dell’Alvernia, ma residente a Susa (una delle tappe più importanti negli itinerari di commercio tra la Francia e il Piemonte).11 Tutti gli sposi delle sorelle Donaudi erano mercanti e due di questi erano nati e facevano affari a Torino. I fra- 9 AST, Cam., IT, 1697,1. 7, c. 1367. Il ducatone insieme con la doppia d’Italia fu la moneta forte in uso nel Piemonte a partire dal ’500 e a tutto il ’600. Dal 1632 al posto del fiorino fu introdotta la lira come moneta di conto. Il valore del ducatone rispetto alla lira oscillò sensibilmente soprattutto nella prima metà del ’600 quando notevole fu la svalutazione. Tra il 1700 e il 1720, stabilizzatesi le monete, un ducatone era scambiato per 5 lire. Dopo la riforma monetaria del 1717 cominciò a uscire dalla circolazione e sparì come moneta di uso corrente. Il fino di argento del ducatone era pari a grammi 30, 573. Cfr. J.S. Woolf, Sviluppo economico e struttura sociale in Piemonte da Emanuele Filiberto a Carlo Emanuele III, «Nuova rivista storica», XLVI, 1962, p. 26. 10 Sulle strategie matrimoniali cfr. P. Bourdieu, Les stratégies matrimoniales dans le système de reproduction, «Annales. ESC», XXVII, 1972, pp. 1105-1125 (ma tutto il numero della rivista, dedicato alla famiglia, è assai importante); su trasmissione e proprietà cfr. J. Goody, Produzione e riproduzione: studio comparato della sfera domestica, Milano, Angeli, 1979 (ed. orig. Cambridge-New York, 1976); uno sguardo di sintesi sul matrimonio in Storia del matrimonio, a cura di Mi-chela de Giorgio e Cristiane Klapisch-Zuber, Roma, Laterza, 1996. 11 Cfr. in ordine AST, Cam., IT, 1701,1.4, c. 783; 1703,1.4, c. 633; 1713,1. 6, c. 156. Un’altra sorella, Eleonora, era sposata con un Arione, mentre Clara Ignazia era entrata nel Monastero di S. Clara di Chivasso, cfr. il testamento di Damiano Donaudi, AST, cam., IT, 1719,1. 2, c. 401. — 7 —