PAOLO SILVESTRI spirito, sino al punto da identificarlo interamente con essa. A questo proposito è necessario ricordare che egli definisce la sua filosofia «storicismo assoluto» o «assoluto immanentismo», e che il reiterato tentativo di costruire una teoria della libertà si basa proprio sulla contrapposizione tra trascendenza e immanenza. Si tratta, evidentemente, di un problema molto complesso.45 Nell'economia di questa analisi, ritengo bastevole evidenziare e problematizzare l'identità posta da Croce tra trascendenza e eteronomia della legge. La «concezione liberale» spiega il filosofo «è metapolitica [...] e coincide con una concezione totale del mondo e della realtà». Il liberalismo come immanentismo è dunque una «Weltanschauung» che è, a un tempo, «filosofia» e «abito di vita», in questa Weltanschauung «si rispecchia tutta la filosofia e la religione dell'età moderna, incentrata nell'idea della dialettica ossia dello svolgimento, che, mercé la diversità e l'opposizione delle forze spirituali, accresce e nobilita di continuo la vita e le conferisce il suo unico e intero significato».46 Basterebbero questi pochi passi, sui quali torneremo, a mostrare le pretese e anche i limiti del liberalismo crociano. Ma seguiamo ancora per un po' il suo ragionamento. Individuando nell'immanentismo la cifra della modernità e della libertà, Croce spiega che la concezione immanentistica «scaturisce dalla critica della concezione opposta, la quale dividendo Dio e mondo, cielo e terra, spirito e materia, idea e fatto, giudica che la vita umana debba essere plasmata e regolata da una sapienza che la trascende e per fini che la trascendono» 47 Pertanto, la costruzione del liberalismo crociano si regge, o cade, sulla contrapposizione tra concezione immanentistica e concezione trascendente. 45 Secondo Eugenio Garin quella di Croce è, nonostante tutto, una 'metafisica dell'immanenza'. Infatti, per quanto egli amasse rivendicare un'istanza antimetafisica, nella sua filosofia c'era una «visione integrale, e perciò metafisica anch'essa del significato dell'opera umana» (E. Garin, Cronache di filosofia italiana (1900-1943), Bari, Laterza, 1959, II ed., p. 194). Vedremo tuttavia come ciò che è problematico nel discorso crociano è proprio questa idea di Totalità insita in quella presunta «visione integrale». Secondo Del Noce, la fine dell'«età della trascendenza» è da Croce solo presupposta: «se mi si chiedesse di riassumere in una formula complessiva l'assunto dell'intera opera di Croce, proporrei: "vivere senza religione trascendente, ma immettendo il senso del divino nell'azione storica dell'uomo, cosi che ogni suo atto assuma un significato religioso e non ci sia una parte profana della sua vita distinta dalla parte religiosa". [...]. Non ci si può render conto dell'opera di Croce, se non si vede in lui un pensatore essenzialmente religioso, all'interno di un presupposto, mai messo in discussione, quello per cui l'età della trascendenza religiosa sarebbe ormai conclusa» (A. Del Noce, Croce e il pensiero religioso, in Id., L'epoca della secolarizzazione, Milano, Giuffrè, 1970, pp. 239-251: 241). 46 B. Croce, La concezione liberale come concezione della vita [1927], in B. Croce - L. Einaudi, Liberismo e liberalismo, Napoli-Milano, Ricciardi, 1957, pp. 3-4. Sul liberalismo come Weltanschauung cfr. B. Croce, Di un equivoco concetto storico: la «borghesia» [1927], in Id., Etica e politica, Bari, Laterza, 1967, p. 281. 47 Croce, La concezione liberale cit., p. 4. — 230 —